La sfida degli edicolanti baluardi dell’informazione
di Lamberto Cugudda
Tortolì, cinque attività aperte: un cliente alla volta e tutti rispettano le norme Il lavoro ai tempi del Covid: da Zinnias a Porto Frailis, da Fra Locci a via Umberto
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TORTOLÌ. Sono cinque le edicole aperte. Solo una di queste, nel corso della quarantena, ha registrato un incremento di vendite: il chiosco edicola nella zona Villaggio Cartiera-Porto Frailis. «In questo periodo – dice la titolare Ilaria Piroddi, che apre dalle 6 alle 13 – forse perché la gente è costretta stare in casa, ho registrato un incremento della vendita di quotidiani e delle riviste. Faccio entrare un cliente alla volte e tutti rispettano le distanze». Lungo il rettifilo per Tortoli, nel quartiere Zinnias, il titolare del tabacchi-edicola Muceli, spiega che le cose vanno male. «Assicuriamo l’apertura ogni giorno – afferma Piero Muceli – dalle 7 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30, ma due dipendenti per ora stanno in ferie, poi non so che accadrà. Oltre a me lavora un solo dipendente, ma le vendite sono ferme. I clienti acquistano qualche rivista in più, ma per il resto è buio. Anche la vendita dei “Gratta e vinci” è crollata».
Altre lamentele anche al tabacchi-edicola centrale del viale monsignor Virgilio. «Ogni giorno – dice Carla Solanas – apriamo alle 6 e chiudiamo alle 19.30, a parte la domenica, che chiudiamo alle 13. A lavorare, da quando eravamo in cinque, siamo rimasti solo io e mio marito. L’informazione è un bene primario, ma le vendite sono sempre più al ribasso. Forse si vendono delle riviste in più, ma il resto è completamente in discesa. Un esempio può venire dai “Gratta e vinci”: se va bene siamo a un decimo dei periodi ante pandemia». Nella via Umberto, nell’edicola-giocheria “La Piazzetta” non si respira aria migliore. «Siamo ai minimi storici – rimarca il titolare Miles Theissen – e non aiutano certo le offerte di abbonamenti online di tanti quotidiani, che costano anche sette volte in meno rispetto al prezzo di un giornale cartaceo. Apro solo dalle 6 alle 13. In questo periodo mi aiuta la vendita di qualche giocattolo. Il futuro è un rebus».
Solo 200 metri più avanti, in piazza Fra Locci, da dove partono i pochi pullman di linea rimasti, c’è l’edicola delle sorelle Sida.
«Siamo in un punto di passaggio – precisa Elena Sida – ma da un mese è tutto completamente fermo. Continuiamo a vendere, anche se in maniera minore, dei quotidiani, mentre acquistano un numero maggiore di riviste storiche, enigmistiche e altro. In continua discesa anche l’acquisto dei “Gratta e vinci”: ogni giorno ne vendiamo meno di un decimo di quelli che venivano acquistati fino alla prima settimana di marzo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Altre lamentele anche al tabacchi-edicola centrale del viale monsignor Virgilio. «Ogni giorno – dice Carla Solanas – apriamo alle 6 e chiudiamo alle 19.30, a parte la domenica, che chiudiamo alle 13. A lavorare, da quando eravamo in cinque, siamo rimasti solo io e mio marito. L’informazione è un bene primario, ma le vendite sono sempre più al ribasso. Forse si vendono delle riviste in più, ma il resto è completamente in discesa. Un esempio può venire dai “Gratta e vinci”: se va bene siamo a un decimo dei periodi ante pandemia». Nella via Umberto, nell’edicola-giocheria “La Piazzetta” non si respira aria migliore. «Siamo ai minimi storici – rimarca il titolare Miles Theissen – e non aiutano certo le offerte di abbonamenti online di tanti quotidiani, che costano anche sette volte in meno rispetto al prezzo di un giornale cartaceo. Apro solo dalle 6 alle 13. In questo periodo mi aiuta la vendita di qualche giocattolo. Il futuro è un rebus».
Solo 200 metri più avanti, in piazza Fra Locci, da dove partono i pochi pullman di linea rimasti, c’è l’edicola delle sorelle Sida.
«Siamo in un punto di passaggio – precisa Elena Sida – ma da un mese è tutto completamente fermo. Continuiamo a vendere, anche se in maniera minore, dei quotidiani, mentre acquistano un numero maggiore di riviste storiche, enigmistiche e altro. In continua discesa anche l’acquisto dei “Gratta e vinci”: ogni giorno ne vendiamo meno di un decimo di quelli che venivano acquistati fino alla prima settimana di marzo».
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