«Troppe attività chiuse» la Cisal scrive al prefetto
Carroni: «Servizi come l’assistenza disabili e il conforto funebre sono essenziali» «Bisogna riaprire diversi settori, pur con tutte le cautele e precauzioni degli altri»
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NUORO. Da un lato, precisa, sono più che giuste tutte le precauzioni adottate finora per evitare nuovi contagi da coronavirus, dall’altro, tuttavia, spiega che «non è giusto assistere indifferenti alla chiusura di tante piccole e medie attività commerciali considerate non “essenziali” a differenza di altre. Perché, per il sindacato, invece “essenziali” lo sono eccome: è il caso, ad esempio, dell’assistenza sociale e ai disabili, dell’edilizia e manutenzione pubblica, dei servizi funebri.
E per questo, Luciano Carroni, segretario provinciale della Cisal, in queste ore ha preso mouse e computer e ha scritto al prefetto, Anna Aida Bruzzese, perché in quanto rappresentante del governo centrale sul territorio, potesse raccogliere la denuncia di una situazione economica «gravissima», alla quale la Cisal spera si riesca a porre rimedio al più presto. «Illustrissimo signor prefetto – scrive Carroni – riteniamo doveroso anche in questa dolorosa emergenza sanitaria far presente la gravissima situazione economica della nostra città e del territorio provinciale. Il dramma non è nello stare a casa, quanto piuttosto di vedere forti delimitazioni operative che nulla hanno a che vedere con la prevenzione e con il rispetto di situazioni precauzionali. Pensiamo con determinazione che sia giunto il momento di dire basta».
Secondo Carroni non si può assistere indifferenti «alla chiusura delle attività piccole e medie che caratterizzano il nostro assetto economico. Ci riferiamo al turismo, ai pubblici esercizi commerciali, all’artigianato all’agricoltura e all’allevamento, alla cultura archelogica e museale, all'assistenza sociale e ai disabili, alla cooperazione e alla formazione alle attività di supporto igienico dell'infrastrutture, dell'edilizia manutenzione pubblica, della cura del verde pubblico e del conforto funebre , tutti equiparabili agli altri servizi definiti “essenziali”. Settori che occupano oltre 20000 addetti». Per Carroni, pur con tutte le precauzioni già utilizzate per le attività che non sono state chiuse, bisogna riaprire anche le attività che il sindacato ha definito come “essenziali” al pari delle altre. Ma, precisa la Cisal, devono essere riaperte in «un contesto nuovo di regole applicabili all’utenza, e nel contesto di un cultura del rispetto delle precauzioni socio-sanitarie». «In questo contesto – aggiunge Carroni chiedendo anche l’apertura di un confronto con le associazioni di categoria – anche le regole del governo per il sostegno finanziario ci paiono del tutto incoerenti se non viene disposta l'apertura delle attività». (v.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
E per questo, Luciano Carroni, segretario provinciale della Cisal, in queste ore ha preso mouse e computer e ha scritto al prefetto, Anna Aida Bruzzese, perché in quanto rappresentante del governo centrale sul territorio, potesse raccogliere la denuncia di una situazione economica «gravissima», alla quale la Cisal spera si riesca a porre rimedio al più presto. «Illustrissimo signor prefetto – scrive Carroni – riteniamo doveroso anche in questa dolorosa emergenza sanitaria far presente la gravissima situazione economica della nostra città e del territorio provinciale. Il dramma non è nello stare a casa, quanto piuttosto di vedere forti delimitazioni operative che nulla hanno a che vedere con la prevenzione e con il rispetto di situazioni precauzionali. Pensiamo con determinazione che sia giunto il momento di dire basta».
Secondo Carroni non si può assistere indifferenti «alla chiusura delle attività piccole e medie che caratterizzano il nostro assetto economico. Ci riferiamo al turismo, ai pubblici esercizi commerciali, all’artigianato all’agricoltura e all’allevamento, alla cultura archelogica e museale, all'assistenza sociale e ai disabili, alla cooperazione e alla formazione alle attività di supporto igienico dell'infrastrutture, dell'edilizia manutenzione pubblica, della cura del verde pubblico e del conforto funebre , tutti equiparabili agli altri servizi definiti “essenziali”. Settori che occupano oltre 20000 addetti». Per Carroni, pur con tutte le precauzioni già utilizzate per le attività che non sono state chiuse, bisogna riaprire anche le attività che il sindacato ha definito come “essenziali” al pari delle altre. Ma, precisa la Cisal, devono essere riaperte in «un contesto nuovo di regole applicabili all’utenza, e nel contesto di un cultura del rispetto delle precauzioni socio-sanitarie». «In questo contesto – aggiunge Carroni chiedendo anche l’apertura di un confronto con le associazioni di categoria – anche le regole del governo per il sostegno finanziario ci paiono del tutto incoerenti se non viene disposta l'apertura delle attività». (v.g.)
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