Negozi rimasti chiusi tra rabbia e delusione
di Alessandra Porcu
Macomer, preoccupati i titolari di librerie e negozi di abbigliamento per bimbi «Mancano certezze e un’unica regia». L’allarme: spese impossibili da sostenere
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MACOMER. Librerie, cartolibrerie e negozi di abbigliamento per bambini dovranno stare ancora chiusi. Per quanto tempo ancora, non è del tutto chiaro. Comunque fino al 26 aprile. «Non capisco se mi senta più delusa o arrabbiata», ammette Paola Bonasorte. La titolare di “Favole 0-16', che da 50 anni a Macomer vende abiti da cerimonia e casual per i più piccoli, si dice basita. «È una decisione incomprensibile, visto e considerato che l'ultimo decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte autorizza la ripresa di queste attività. Io, come altri miei colleghi, avevo pulito e disinfettato da cima a fondo il locale. Fatto scorte di gel per le mani da mettere a disposizione dei clienti. Li avrei fatti entrare uno alla volta, con guanti e mascherine. Per rispettare le regole. E invece i programmi sono saltati. Tutti in fumo, di nuovo».
«Non ho condiviso i modi e i tempi con cui è stato annunciato il provvedimento – ammette Margherita Soru , titolare dell’omonima cartolibreria –. Ho trascorso il lunedì dell'Angelo nella mia cartolibreria. Volevo che tutto fosse a posto per il giorno seguente. Quello della riapertura. Quello, tanto atteso, in cui avrei rialzato la saracinesca e servito le persone che avrebbero avuto bisogno di quaderni, pennarelli o semplicemente di un giochino per i loro figli. Ero felice all'idea. Ora sono solo molto amareggiata».
Rabbia, incredulità. Sconforto. Sono questi i sentimenti che albergano negli animi dei commercianti macomeresi. «Bisogna attenersi alle norme. Seguire le direttive. Lo stiamo facendo e in modo responsabile – tuona Luciana Uda della libreria Emmepi, –. Mettiamo la salute al primo posto, com'è giusto che sia. Ma allo stesso tempo abbiamo necessità di un'unica regia. Di certezze. Di punti fermi. Sono sincera – racconta –, io e la mia collega Stefania Mura non avremmo riaperto martedì. Ci saremmo prese uno o due giorni in più per organizzarci bene. Non nego che all'inizio il pensiero di tornare al lavoro ci abbia spaventate un po', siamo nel bel mezzo di una pandemia, eppure la voglia di ripartire è stata più forte. Ci siamo dette: dai, questo sarà un nuovo inizio. Poi abbiamo dovuto fare i conti con la realtà. Il divieto imposto dal presidente Solinas è stato un fulmine a ciel sereno. Nella nostra città, grazie ai barracelli, librerie e cartolibrerie possono consegnare la merce a domicilio però manca il contatto col pubblico», conclude. E poi c'è poi il fattore economico. «Siamo allo stremo – sussurra affranta Paola Bonasorte –. A fine mese bisogna pagare la collezione primavera-estate e il contributo statale da 600 euro basterà a mala pena per le bollette. Il baratro è vicino. Qualcuno ci aiuti».
«Non ho condiviso i modi e i tempi con cui è stato annunciato il provvedimento – ammette Margherita Soru , titolare dell’omonima cartolibreria –. Ho trascorso il lunedì dell'Angelo nella mia cartolibreria. Volevo che tutto fosse a posto per il giorno seguente. Quello della riapertura. Quello, tanto atteso, in cui avrei rialzato la saracinesca e servito le persone che avrebbero avuto bisogno di quaderni, pennarelli o semplicemente di un giochino per i loro figli. Ero felice all'idea. Ora sono solo molto amareggiata».
Rabbia, incredulità. Sconforto. Sono questi i sentimenti che albergano negli animi dei commercianti macomeresi. «Bisogna attenersi alle norme. Seguire le direttive. Lo stiamo facendo e in modo responsabile – tuona Luciana Uda della libreria Emmepi, –. Mettiamo la salute al primo posto, com'è giusto che sia. Ma allo stesso tempo abbiamo necessità di un'unica regia. Di certezze. Di punti fermi. Sono sincera – racconta –, io e la mia collega Stefania Mura non avremmo riaperto martedì. Ci saremmo prese uno o due giorni in più per organizzarci bene. Non nego che all'inizio il pensiero di tornare al lavoro ci abbia spaventate un po', siamo nel bel mezzo di una pandemia, eppure la voglia di ripartire è stata più forte. Ci siamo dette: dai, questo sarà un nuovo inizio. Poi abbiamo dovuto fare i conti con la realtà. Il divieto imposto dal presidente Solinas è stato un fulmine a ciel sereno. Nella nostra città, grazie ai barracelli, librerie e cartolibrerie possono consegnare la merce a domicilio però manca il contatto col pubblico», conclude. E poi c'è poi il fattore economico. «Siamo allo stremo – sussurra affranta Paola Bonasorte –. A fine mese bisogna pagare la collezione primavera-estate e il contributo statale da 600 euro basterà a mala pena per le bollette. Il baratro è vicino. Qualcuno ci aiuti».
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