La Nuova Sardegna

Nuoro

Silenzio, natura e colori il tempo si ferma a Lollove

di Luca Urgu
Silenzio, natura e colori il tempo si ferma a Lollove

Tra le stradine della frazione ancora più solitaria durante il periodo di restrizioni Pochissime presenze, persino tra i residenti, e il grande trionfo del paesaggio  

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NUORO. Nuoro è silente e spettrale, ma Lollove, la frazione a una ventina di chilometri, è ancora di più che nel passato un borgo fantasma. Poche presenze che più che vedere, scorgi di sfuggita o ti immagini che ci siano. Come ovunque in queste giornate dal tempo sospeso per l’emergenza coronavirus anche nel capoluogo e nei suoi presidi – dal vecchio borgo al monte Ortobene – le strade deserte e i silenzi inimmaginabili almeno un mese fa non possono passare inosservati.

Una sensazione strana coglie chi queste strade le ha attraversate tante volte, nel non vedere i bambini a giocare nel rione di Preda Istrada davanti al sagrato della chiesa di San Giovanni. Si rallenta quasi d’istinto per la paura che si ripeta la scena vissuta più volte, del pallone che attraversa la carreggiata seguito da un calciatore in erba sudato e paonazzo. Così non è. La realtà è ben diversa in questi giorni di quarantena forzata. Nessuno o quasi nessuno sta in strada, magari a conversare al telefono con un interlocutore distante camminando nervosamente avanti e indietro. Per il resto si scorgono da dentro le abitazioni momenti di vita quotidiana.

Immagini rubate che mettono in moto l'immaginazione su una quotidianità lenta e ripetitiva. Giornate che sembrano un’eterna domenica anche se è un giorno dopo una Pasquetta vissuta senza gite al mare e scampagnate sdraiati sui prati a mangiare e ingurgitare ogni bene. È l’abbigliamento stesso dei pochi che si incontrano a parlare a documentare l'impasse. Tute da ginnastica dei “lei” e dei “lui” fanno capire che si indossa qualcosa di comodo, niente che mai ci si metterebbe per andare in ufficio e nel negozio dove si lavora.

Così, se Nuoro è apparentemente in sonno, Lollove dorme profondamente. Per raggiungere il borgo si hanno due scelte: la prima è quella di percorrere la vecchia strada comunale Nuoro - Lollove, opzione che decidiamo di seguire, oppure l’alternativa sarebbe quella di attraversare dalla Solitudine tutta la lingua d’asfalto della vallata di Marreri e poi al 13esimo chilometro svoltare a sinistra e inerpicarsi per altro quattro chilometri per raggiungere la frazione.

La scelta di percorrere a piedi la vecchia strada Nuoro- Lollove si rivela subito azzeccata. Solo i primi due chilometri si percorrono su asfalto, poi quando inizia lo sterrato la vista si apre a un panorama mozzafiato. Guardando di fronte mentre si scende sempre più a valle lo sguardo coglie le colline del territorio di Orune, la striscia di asfalto della 131 che marca come se fosse un confine il territorio del capoluogo con quello del paese di Antonio Pigliaru. Alla destra si scorge la vallata di Marreri che esplode prepotente con i suoi i colori della fioritura primaverile. Si arriva di buon passo sotto il livello della 131 e si attraversa un ponticello. Lì inizia la dolce risalita verso l'antico borgo incontrando in varie tanche solo i pastori in lontananza che raggiungono i loro ovili o bestiame al pascolo. La natura è splendida e in pieno risveglio. I gialli, il verde e altre tonalità si sovrappongono all'azzurro del cielo. Ai lati della strada principale i muretti ricolmi di rovi ed asparagina sono ancora pieni del frutto che qualcuno ha solo in parte raccolto. L’arrivo nel borgo – davvero incantato – cattura per la sensazione che si ha subito di essere catapultati in un’altra epoca. Tante case sono in buone condizioni, curate anche all’esterno con fioriere in bella vista. Alcune sono abitate da una ventina di residenti, altre di proprietari che stanno a Nuoro o altrove e che per via delle restrizioni non possono venire nel loro buen ritiro.

Basta mezz’ora per un rapido percorso tra i dedali in pietra. Qui si scorgono tre persone: un uomo all’interno del terrazzino della sua casa che alla vista di estranei rincasa subito, una donna intenta a stendere i panni che sembra non gradire la presenza degli sconosciuti. Le sue sono poche parole ma non di benvenuti. Sarà lo stress per la pandemia e dei contagi, così anche le paure per le facce nuove vengono amplificate. Infine, un pastore saluta cordialmente mentre con il suo pickup percorre lo sterrato. Poche parole dunque e molto silenzio. È anche questa, se non soprattutto questa, la cartolina da Lollove in tempo di coronavirus. L’antico borgo con le sue cassette rosse del fermo posta, una accanto all’altra non ha mai avuto fretta. E ora sembra averne ancora meno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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