Il Popolo della famiglia: no a bimba con 2 mamme
di Kety Sanna
Il movimento chiede la cancellazione della registrazione dall’anagrafe comunale Replica del Centro d’ascolto Uil: «Riconosciuti i diritti del genitore che lavora»
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NUORO. Il Popolo della famiglia Sardegna, interviene sulla registrazione all’anagrafe cittadina della bimba nata da una famiglia arcobaleno, e quale «atto dal forte carattere ideologico» ne chiede l’immediata cancellazione dal registro del Comune. Con una nota il movimento politico sottolinea che «essendo la bambina nata in Italia ma concepita tramite fecondazione assistita in Spagna, da parte di una coppia di due donne, una delle quali ha portato avanti la gravidanza, può avere una sola mamma che la riconosce, ossia la donna che partorisce. La partner, al contrario – sottolinea il movimento – non può essere riconosciuta come genitore allo stato anagrafico». E per avvalorare la richiesta di cancellazione, il Popolo della famiglia cita la sentenza 7668 della prima sezione della Cassazione che, per un caso analogo, il 3 aprile ha rigettato il ricorso di una coppia di donne residenti in Veneto. «La sentenza – conclude il movimento – certifica che famiglia è ciò che parte dalla relazione uomo-donna, che l’omogenitorialità non esiste e che i figli hanno un padre e una madre. Non due padri, non due madri».
Immediate le repliche del Centro di ascolto contro tutte le violenze Uil Sardegna, al quale si è rivolta una delle due mamme. «La sofferenza e il disagio avvertito da una delle due donne – sottolinea la responsabile regionale Marilena Pintore – l’ha portata a rivolgersi al sindacato sentendosi discriminata, nonostante la coppia fosse unita civilmente dal 2017, sulla base di una legge che riconosce loro i diritti paritetici, rispetto alle coppie eterosessuali. Con il riconoscimento della bigenitorialità abbiamo consentito alla mamma non biologica di superare i problemi sul posto di lavoro, potendo usufruire dei congedi parentali, degli assegni familiari, tutelando il minore e la lavoratrice».
L’avvocato Irene Melis che ha seguito l’aspetto giuridico della vicenda, incalza: «La Cassazione, quando non delibera a Sezioni Unite, svolge un ruolo di mero indirizzo, non vincolante per i giudici né, tantomeno, per il Parlamento, titolare del potere legislativo. La nostra Carta Costituzionale riconosce il diritto a diventare genitori, quale diritto inviolabile dell’uomo e l’ordinamento giuridico contempla il diritto di ogni bambino ad avere dei genitori: a nascere, crescere, sviluppare la propria personalità e realizzarsi in un ambiente dove le relazioni affettive si intrecciano fin dall’inizio. Nel nostro sistema giuridico non opera alcun divieto al riconoscimento della “omobigenitorialità”, cosicché la lacuna normativa lasciata dalla Legge Cirinnà (che ha introdotto le unioni civili), può e deve essere colmata attraverso il richiamo a questi principi. Come è stato fatto a Nuoro – mediante l’opera suppletiva svolta dal potere amministrativo, al fine di impedire forme di discriminazione e garantire al bimbo un trattamento paritetico e identiche tutele».
Chiude Maria Grazia Pastorino, avvocato del Centro Uil: «La famiglia va tutelata sempre e noi lo facciamo senza verificare se essa sia composta da coppie etero oppure no. L’Italia è uno stato laico e quello stesso stato che tutela la famiglia tradizionale, con la legge del 2016 n. 76, ha disciplinato le unioni civili tra coppie omosessuali, assimilando, per certi aspetti, tale fattispecie giuridica all’istituto del matrimonio. Il Comune in questo caso ha agito secondo quanto previsto in legge. Nessun abuso è stato commesso. Ragione questa che legittima il riconoscimento».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Immediate le repliche del Centro di ascolto contro tutte le violenze Uil Sardegna, al quale si è rivolta una delle due mamme. «La sofferenza e il disagio avvertito da una delle due donne – sottolinea la responsabile regionale Marilena Pintore – l’ha portata a rivolgersi al sindacato sentendosi discriminata, nonostante la coppia fosse unita civilmente dal 2017, sulla base di una legge che riconosce loro i diritti paritetici, rispetto alle coppie eterosessuali. Con il riconoscimento della bigenitorialità abbiamo consentito alla mamma non biologica di superare i problemi sul posto di lavoro, potendo usufruire dei congedi parentali, degli assegni familiari, tutelando il minore e la lavoratrice».
L’avvocato Irene Melis che ha seguito l’aspetto giuridico della vicenda, incalza: «La Cassazione, quando non delibera a Sezioni Unite, svolge un ruolo di mero indirizzo, non vincolante per i giudici né, tantomeno, per il Parlamento, titolare del potere legislativo. La nostra Carta Costituzionale riconosce il diritto a diventare genitori, quale diritto inviolabile dell’uomo e l’ordinamento giuridico contempla il diritto di ogni bambino ad avere dei genitori: a nascere, crescere, sviluppare la propria personalità e realizzarsi in un ambiente dove le relazioni affettive si intrecciano fin dall’inizio. Nel nostro sistema giuridico non opera alcun divieto al riconoscimento della “omobigenitorialità”, cosicché la lacuna normativa lasciata dalla Legge Cirinnà (che ha introdotto le unioni civili), può e deve essere colmata attraverso il richiamo a questi principi. Come è stato fatto a Nuoro – mediante l’opera suppletiva svolta dal potere amministrativo, al fine di impedire forme di discriminazione e garantire al bimbo un trattamento paritetico e identiche tutele».
Chiude Maria Grazia Pastorino, avvocato del Centro Uil: «La famiglia va tutelata sempre e noi lo facciamo senza verificare se essa sia composta da coppie etero oppure no. L’Italia è uno stato laico e quello stesso stato che tutela la famiglia tradizionale, con la legge del 2016 n. 76, ha disciplinato le unioni civili tra coppie omosessuali, assimilando, per certi aspetti, tale fattispecie giuridica all’istituto del matrimonio. Il Comune in questo caso ha agito secondo quanto previsto in legge. Nessun abuso è stato commesso. Ragione questa che legittima il riconoscimento».
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