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Coronavirus, i pazienti oncologici di Nuoro: noi a rischio contagio

Kety Sanna
Coronavirus, i pazienti oncologici di Nuoro: noi a rischio contagio

I malati contro la turnazione dei “loro” medici nell’area Covid. Cattina: «Non c’è pericolo, si lavora in sicurezza»

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NUORO. Malati oncologici sul piede di guerra che minacciano di interrompere la terapia oppure di rivolgersi altrove per sottoporsi ai cicli di chemio. Impauriti più di prima, all’angoscia della malattia ora si aggiunge l’ansia del contagio. Secondo le nuove disposizioni dell’Assl 3 di Nuoro, infatti, personale medico di diversi reparti del San Francesco (pur con carenza di organico ndr), cosiddetti di internistica, ossia di quell’area medica che non necessita di interventi chirurgici (tra questi ci sono oncologi, ematologi, cardiologi, neurologi), sono chiamati a prestare il proprio servizio per un certo numero del monte ore settimanale, nel reparto “grigio” meglio noto Covid sospetti.

La protesta «Non è pensabile, visto il nostro stato di salute, immaginare che due dei medici che ci seguono da tempo possano lasciarci per andare a garantire il servizio in quel reparto – dice Marilena dando voce a Rita, Paola, Kety, Annalisa e Mariella, durante la seduta di chemioterapia –. Come possiamo noi, pazienti immunodepressi, e perciò maggiormente a rischio, stare tranquilli sapendo che il personale medico che ci segue da sempre, il giorno prima ha lavorato in un altro reparto con presunti pazienti infetti?». Ieri al terzo piano del San Francesco erano tanti i malati in attesa delle cure “salvavita”. Sono persone la cui esistenza per un lungo e faticoso periodo viene scandita dai cicli di trattamento farmacologico che deve aggredire le cellule tumorali. Sono pazienti esposti a rischi maggiori per via della chemioterapia che abbassa il loro sistema immunitario esponendoli di più al rischio di infezioni. Perciò la loro paura, più che comprensibile, li ha portati a rivolgersi ai sindacati per poter vedere tutelati i propri diritti. «Il coro è unanime – dice l’avvocato della Uil, Maria Grazia Pastorino –. Queste persone vogliono avere la certezza che la loro salute venga tutelata fino in fondo. Si sentono vulnerabili e ora chiedono a noi che l’articolo 32 della Costituzione non venga violato. Certo è – aggiunge il legale – che in questo periodo non si può pensare che esista solo la pandemia. Purtroppo ci sono pazienti no Covid, con patologie croniche che necessitano di terapie adeguate in ambienti protetti». Al coro si aggiunge Fulvia Murru, segretaria regionale Uil Fpl Sardegna: «Chiediamo urgentemente alla direzione di presidio di ritirare subito il provvedimento e di trovare soluzioni diverse che non mettano a rischio i pazienti già fortemente fragili».

La replica dell’Assl Il direttore Grazia Cattina cerca di tranquillizzare tutti: «Capiamo la preoccupazione dei pazienti e dei professionisti che li hanno in carico – dice – ma ho motivo di ritenere che l’attuazione delle misure di sicurezza adottate tuteli tutti. Il reparto Covid sospetti è un reparto attivato in questa situazione di emergenza e affidato ad una equipe giocoforza multispecialistica con competenze di area internistica in stretto raccordo con il Pronto Soccorso che con una propria equipe assicura un pre triage avanzato. In questo reparto transitano pazienti, identificati come sospetti dal Pronto soccorso, per il tempo strettamente necessario a confermare o meno il sospetto secondo uno specifico protocollo diagnostico. Nel frattempo – aggiunge il direttore dell’Assl 3 – è ovviamente assicurata la necessaria assistenza o consulenza per eventuale coesistenza di più patologie. In caso di positività, il paziente è trasferito al reparto Covid accertati dove è preso in cura da medici infettivologi o pneumologi. In caso di negatività nel reparto di riferimento, per lo più di area medica».

Quindi Grazia Cattina sottolinea come le procedure di sicurezza a tutela di pazienti ed operatori vengono assicurate in entrambi i reparti.

«Gli operatori indossano i Dpi e sono periodicamente sottoposti a controlli, in tutti i reparti Covid, compreso i reparto “sospetti” – rimarca il direttore sanitario – . Da circa tre settimane non si registra alcun caso di paziente positivo identificato in Area Covid sospetti. E, a parte i pochi casi dell’inizio dello scorso mese, non si è registrato alcun caso di positività tra gli operatori. L’ospedale San Francesco ha assicurato e continua ad assicurare l’assistenza ai pazienti Covid, anche in terapia intensiva, ma anche ai pazienti no Covid, ovviamente, con le limitazioni definite dalle disposizioni nazionali e regionali, grazie alla professionalità e dedizione di molti. Certamente l’impegno aggiuntivo per l’assistenza a pazienti Covid risulta particolarmente gravoso proprio per la carenza, soprattutto, di medici preesistente. Al variare della situazione epidemiologica e delle disposizioni, ovviamente, seguono variazioni organizzative e della tipologia di assistenza assicurata. Variazioni che sono disposte dall’Unità di crisi regionale. Il San Francesco è uno dei tre ospedali presenti in Sardegna per i pazienti Covid – sottolinea – e, quindi, la sua organizzazione è funzionale a rispondere al bisogno di un territorio che non è solo quello della provincia di Nuoro. L’impegno della Direzione nel reclutamento di personale non è mai venuto meno – conclude il direttore dell’Assl 3 –. Persistono difficoltà oggettive indipendenti dalla volontà o dall’impegno della direzione di Assl o di Ats. Difficoltà ben note e preesistenti all’emergenza Covid, derivanti dall’insufficiente numero di specialisti rispetto ai posti vacanti da ricoprire. Nuoro, ovviamente, difficilmente è scelta come sede se non da professionisti che risiedono nella stessa provincia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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