La Nuova Sardegna

Nuoro

Fermo per Covid un altro test oncologico

di Simonetta Selloni
Fermo per Covid un altro test oncologico

Salta la visita di una donna di Nuoro in programma a Cagliari. La direzione aziendale: un difetto di comunicazione

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NUORO. «Capisco che il Covid-19 rappresenti una priorità assoluta per la sanità. Ma ci sono anche gli altri malati, che banalmente hanno patologie come ad esempio tumori, cardiopatie. E che hanno bisogno di cure». Parla una paziente oncologica di Nuoro: ha 45 anni, tre figli, (la riservatezza sul nome è a sua e loro tutela), e un anno fa le è stato diagnosticato un carcinoma tiroideo. «Mi mancava, questa patologia, visto che è il quinto tipo di tumore che affronto negli ultimi 18 anni», racconta. Si è attrezzata a convivere con controlli, interventi e analisi, tra Nuoro, Carbonia, Cagliari, quindi Roma e Siena: è diventata campionessa di resistenza tra patologie e gli ostacoli della burocrazia ma l’ultimo problema l’ha messa in difficoltà. «Il 7 maggio avrei dovuto fare una visita nel reparto di Medicina nucleare all’Oncologico, a Cagliari, e quindi una scintigrafia. La visita era stata prenotata da loro nel luglio dell’anno scorso. Per me è molto importante, perché il 27 maggio devo andare a fare i controlli a Siena dove devo presentarmi con una serie di esami fatti, e tra questi rientra la scintigrafia». Il 26 aprile, cinque giorni fa, la telefonata da Cagliari. «Mi hanno detto che la visita è stata annullata, e della scintigrafia nemmeno a parlarne. La spiegazione è che per via del coronavirus tutte le attività programmate non urgenti sono state annullate. Non solo: mi è stato detto che non ci sono medici nel reparto, un’affermazione che mi ha lasciato perplessa». Questa telefonata, chiarisce la signora, è stata preceduta da altre tre fatte da lei in reparto. «Quando ho visto quel che stava succedendo per l’emergenza sanitaria, ho chiamato per sapere se tutto fosse confermato. Prima il 24 marzo, poi il 6 aprile e infine il 20 aprile. Durante queste conversazioni, mi è stato detto che in linea di massima l’appuntamento del 7 maggio non sarebbe stato rinviato. Poi c’è stata la telefonata del 26». E tutto sembra essere cambiato. Questa donna però non si è fatta fermare, allenata da 18 anni di lotta a diversi tumori «il primo, quando avevo 27 anni, un carcinoma mammario, poi una ricaduta sei anni dopo, poi un melanoma costato due interventi e infine il carcinoma tiroideo». Ha contattato il reparto di Immunoterapia oncologica del Gemelli e quello dell’ospedale di Siena. «Si sono mostrati perplessi, mi hanno detto che loro proseguono con l’attività oncologica. Ma mi pare paradossale che io sia costretta ad andare lì anche per gli esami che possono essere fatti qui».

«Tutte le urgenze sono garantite, con tutta probabilità nell’impegnativa questo non risulta indicato», spiegano dalla direzione dell’Azienda ospedaliera Brotzu (alla quale fanno capo l’ospedale oncologico Businco e il Microcitemico). Il fatto è che la signora ha con chiarezza esposto la situazione, chiedendo anche se ci fosse la possibilità di modificare la richiesta, o di spostare in avanti la visita tenendo però conto della data del 27 maggio, stabilita per i controlli a Siena. «Mi hanno semplicemente detto che non si poteva fare niente. Nessuna alternativa». Sul punto, sembra esserci stato un difetto di comunicazione, stando ai chiarimenti dati dalla direzione aziendale del Brotzu: «Sarà sufficiente ripetere l’impegnativa indicando l’urgenza», viene sottolineato. Evidentemente, una dicitura mancante visto il largo anticipo con il quale questa visita è stata prenotata. La stessa direzione aziendale specifica che «I medici sono al lavoro per le esigenze individuate. In questo periodo all’Oncologico si stanno riorganizzando le attività sospese, in modo che nel momento in cui si dovesse tornare alla normalità la struttura sia pienamente efficiente».

«Sarebbe stato sufficiente darmi le informazioni corrette, io mi sono preoccupata perché l’idea di non poter fare gli esami necessari mi ha provocato molta ansia», dice la donna. In altri termini, un difetto di comunicazione. «Spero sia proprio così», sottolinea la paziente. Certamente avrebbe preferito non diventare un caso. Risolto, a questo punto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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