«Abbiamo lasciato fuori il virus»
di Francesco Pirisi
Nessun contagio nella struttura protetta per malati psichici “Approdi”. Parla la presidente Murgia
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NUORO. La minaccia del coronavirus si ferma nella porta della struttura protetta per disabili psichici di Isalle, sulla vecchia provinciale da Nuoro a Siniscola. La tutela ordinaria si trasforma in una super-protezione. L’ingresso è permesso solo ai 10 operatori, che sono gli oss ed educatori, lo psicologo e l’infermiere. Il resto del mondo deve aspettare all’esterno che i tempi ritornino migliori. Il mondo che conta è quello che si crea all’interno della struttura, nata 10 anni fa dalla coop “Approdi”, che ha preso in prestito la cantoniera dismessa della Provincia. La presidente Giovanna Murgia: «La necessità primaria era quella di proteggere i pazienti contro il virus. Lo abbiamo fatto, procurandoci da subito protezioni e altri materiali. Altra cosa, sono stati bloccati i nuovi inserimenti, nonostante ci fossero delle richieste, così da evitare contatti con l’esterno». L’obiettivo è stato raggiunto. Contagi zero e progetti terapeutici proseguiti senza differenze significative. Ancora la presidente: «Credo che l’emergenza sia stata anche una prova del valore delle strutture socio-sanitarie come la nostra nel trattamento della malattia mentale. Abbiamo retto – aggiunge Murgia – quando gli stessi presidi pubblici hanno dovuto limitare se non bloccare l’attività». Conseguente l’esortazione all’Ats, l’azienda regionale per la tutela della salute, e alle sue scelte riguardanti la salute mentale: «L’attenzione e gli investimenti per il settore devono crescere. Anzi, la domanda di assistenza sarà più alta anche per gli effetti sulle malattie mentali causati dall’emergenza epidemiologica». A Isalle i pazienti sono sei, ma la struttura potrebbe ospitarne otto. Oggi tutti maschi. Inserimenti passati al vaglio del Centro di salute mentale della Assl di Nuoro. In certi casi è lo stesso tribunale che decide sul ricovero nella struttura protetta. Per ognuno il progetto è personalizzato, la durata ordinaria è di 12 mesi. La coop vi mette a disposizione tutte le figure professionali, perché il sostegno è per le necessità pratiche e mediche, ma deve dare riposte anche alle domande che toccano la sfera dei rapporti sociali e affettivi. Nell’emergenza i cambi in corsa, come li ricorda Giovanna Murgia: «C’è stata un’attività di comunicazione per spiegare ai ragazzi la natura dell’emergenza e le ragioni per cui anche la loro vita della comunità dovesse adattarsi. Si pensi, per esempio – spiega ancora la responsabile di “Approdi” - al divieto per le visite da parte dei familiari. Oppure, l’impossibilità di uscire, di frequentare piscina e cinema. Hanno capito». I disagi né più né meno gli stessi patiti nel mondo esterno, per i pazienti della comunità accresciuti magari dallo slittamento di una decisione attesa dalla magistratura, oppure dall’allungarsi del progetto riabilitativo. Gli spazi e la tranquillità della campagna tra Nuoro e Dorgali sono stati congeniali, più di quanto già garantiscono nei tempi normali. Vissuti con passeggiate lungo la provinciale e lavoretti agricoli nell’orto. Si continuerà così anche ora, con i primi allentamenti alle restrizioni per l’epidemia. Murgia: «Il rischio comunque c’è sempre e i pazienti vanno tutelati. I primi che lo fanno sono gli operatori della comunità, chiamati da subito a una maggiore responsabilità». Il futuro è l’altro pensiero. Qualcuna delle attese di “Approdi”, anticipata dalla sua presidente: «Speriamo ci sia il via libera ai nuovi contratti. La questione è già al centro del confronto tra l’azienda sanitaria e la Confcooperative, di cui facciamo parte. Oggi – aggiunge Murgia – si continua a ragionare di compensi in base al numero dei pazienti e non alle esigenze complessive della struttura sanitaria. Perché, a prescindere che i pazienti siano pochi o molti, le diverse figure professionali debbono essere tutte e sempre in organico».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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