«Sono gli assassini, oltre ogni ragionevole dubbio»
di Kety Sanna
Condanna di Nico Piras e della moglie, le motivazioni della corte d’appello I giudici hanno inflitto alla coppia 24 anni per l’omicidio del fratello e cognato
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LULA. Con una sentenza che ribaltava il verdetto di primo grado che il 29 giugno del 2017 aveva assolto Nico Piras (difeso dall’avvocato Angelo Manconi) e la moglie, Alice Flore (difesa dall’avvocato Francesco Lai), dall’accusa di essere responsabili della morte del fratello e cognato, Angelo Maria, ucciso nelle campagne di Lula il 25 gennaio 2015, la Corte d’Assise d’appello di Sassari presieduta da Plina Azzena (pg De Falco) quattro mesi fa, a seguito del ricorso presentato dalla procura di Nuoro (pm Andrea Ghironi) e dalle parti civili (rappresentata dagli avvocati Giovanni Colli, Paolo Canu e Francesco Mossa), aveva condannato la coppia a 24 anni ritenendola responsabile del delitto. Nelle oltre 80 pagine di motivazioni, ripercorrendo i fatti emersi nell’istruttoria dibattimentale, individuando il movente e analizzando gli elementi indiziari, la Corte ha ritenuto provato oltre ogni ragionevole dubbio che sia stato Nico Piras ad uccidere il fratello Angelo Maria nella campagne di Ughele, in concorso con Alice Flore.
Movente e indizi Le indagini sull’omicidio dell’allevatore si erano indirizzate immediatamente verso il fratello, in quanto i carabinieri erano a perfetta conoscenza dei tesissimi rapporti tra i due, già degenerati in passato in reciproche aggressioni per motivi economici. Come anche il giorno prima dell’omicidio. Nico, infatti, aveva riferito agli inquirenti che mentre era intento ad arare un terreno era stato aggredito alle spalle da Angelo Maria che lo aveva picchiato selvaggiamente. A seguito della zuffa i due si erano poi accordati per rivedersi la mattina successiva, ossia il giorno del delitto. Dell’incontro che ci sarebbe dovuto essere il 25 gennaio tra la vittima e l’imputato, era a conoscenza sia la moglie di Angelo Maria che il padre di Alice Flore (entrambi lo avevano riferito in aula ndr). Nico, invece, aveva preferito non fare alcun cenno dell’appuntamento, né con lo zio che gli aveva dato la notizia dell’uccisione del fratello, né agli inquirenti che erano andati subito dopo a cercarlo. Un primo indizio grave per i giudici al quale, poi, si va a sommare il contenuto delle intercettazioni ambientali della notte prima dell’omicidio. Conversazioni e rumori captati all’esterno dell’auto degli imputati parcheggiata vicino all’ingresso della loro abitazione, dai quali emerge la loro presenza all’esterno. Si sente Nico che dice: “... sos guantes...seiti, muta” (...i guanti... siediti, stati zitta... riferito al cane). Poi Alice Flore che aggiunge al marito: «Su maglione ti pica... Preparatinde battoro, no siet corcatu in cue» (Prenditi il maglione... preparane quattro non stia dormendo lì). Quattro, quanti i bossoli calibro 12 ritrovati sul luogo del delitto, secondo l’accusa; quattro, quanti i panini dati in pasto ai cani, secondo la difesa. Versione dei fatti, questa, poco attendibile per la Corte e smentita dalle stesse intercettazioni nelle quali si sentirebbe abbaiare un unico cane. «Ad avviso di questa Corte d’assise d’appello – si legge nelle motivazioni – dalle registrazioni risulta provato che l’imputato uscì alle 4:47 per poter arrivare a Ughele e appostarsi per attendere l’arrivo del fratello. Alle 7:45 si odono rumori compatibili con il rientro a casa di Nico Piras». Ulteriore indizio contro gli imputati il ritrovamento in una casa diroccata di un paio di scarpe numero 43 con tracce biologiche di Nico, di cui Alice Flore si sarebbe sbarazzata la mattina del delitto. A provarlo i dati registrati dal segnale Gps rilasciato dalla microspia nascosta nell’auto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Movente e indizi Le indagini sull’omicidio dell’allevatore si erano indirizzate immediatamente verso il fratello, in quanto i carabinieri erano a perfetta conoscenza dei tesissimi rapporti tra i due, già degenerati in passato in reciproche aggressioni per motivi economici. Come anche il giorno prima dell’omicidio. Nico, infatti, aveva riferito agli inquirenti che mentre era intento ad arare un terreno era stato aggredito alle spalle da Angelo Maria che lo aveva picchiato selvaggiamente. A seguito della zuffa i due si erano poi accordati per rivedersi la mattina successiva, ossia il giorno del delitto. Dell’incontro che ci sarebbe dovuto essere il 25 gennaio tra la vittima e l’imputato, era a conoscenza sia la moglie di Angelo Maria che il padre di Alice Flore (entrambi lo avevano riferito in aula ndr). Nico, invece, aveva preferito non fare alcun cenno dell’appuntamento, né con lo zio che gli aveva dato la notizia dell’uccisione del fratello, né agli inquirenti che erano andati subito dopo a cercarlo. Un primo indizio grave per i giudici al quale, poi, si va a sommare il contenuto delle intercettazioni ambientali della notte prima dell’omicidio. Conversazioni e rumori captati all’esterno dell’auto degli imputati parcheggiata vicino all’ingresso della loro abitazione, dai quali emerge la loro presenza all’esterno. Si sente Nico che dice: “... sos guantes...seiti, muta” (...i guanti... siediti, stati zitta... riferito al cane). Poi Alice Flore che aggiunge al marito: «Su maglione ti pica... Preparatinde battoro, no siet corcatu in cue» (Prenditi il maglione... preparane quattro non stia dormendo lì). Quattro, quanti i bossoli calibro 12 ritrovati sul luogo del delitto, secondo l’accusa; quattro, quanti i panini dati in pasto ai cani, secondo la difesa. Versione dei fatti, questa, poco attendibile per la Corte e smentita dalle stesse intercettazioni nelle quali si sentirebbe abbaiare un unico cane. «Ad avviso di questa Corte d’assise d’appello – si legge nelle motivazioni – dalle registrazioni risulta provato che l’imputato uscì alle 4:47 per poter arrivare a Ughele e appostarsi per attendere l’arrivo del fratello. Alle 7:45 si odono rumori compatibili con il rientro a casa di Nico Piras». Ulteriore indizio contro gli imputati il ritrovamento in una casa diroccata di un paio di scarpe numero 43 con tracce biologiche di Nico, di cui Alice Flore si sarebbe sbarazzata la mattina del delitto. A provarlo i dati registrati dal segnale Gps rilasciato dalla microspia nascosta nell’auto.
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