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Raccolta firme di tre insegnanti contro la didattica a distanza

TORPÈ. Ha già raggiunto e superato le seicento firme la petizione lanciata su Change da tre maestre baroniesi per chiedere la scuola sicura per tutti. Giovanna Magrini, Lourdes Ledda e Daniela...

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TORPÈ. Ha già raggiunto e superato le seicento firme la petizione lanciata su Change da tre maestre baroniesi per chiedere la scuola sicura per tutti. Giovanna Magrini, Lourdes Ledda e Daniela Marras maestre all’istituto comprensivo di Budoni che dopo averne discusso con i colleghi, hanno raccolto quelle che reputano essere le maggiori criticità inerenti la gestione ministeriale dell’attuale emergenza scolastica.

Le tre insegnanti, hanno condensato in un documento una serie di considerazioni, dubbi ed esigenze anche pregresse che vorrebbero portare all’attenzione del Governo. «La scuola a distanza non è per tutti – spiegano – è per i pochi che possiedono i mezzi e un adeguato supporto familiare, ma non raggiunge coloro che anche tra i banchi faticano a seguire. È un blando palliativo che consegna solo nozioni e dimentica le relazioni, non contemplando quanto di più educativo ci sia dentro una classe, tra i corridoi, in una palestra o in un cortile scolastico: il rapporto umano».

«La privazione, subita dai bambini di una socialità indispensabile, del contatto diretto con compagni e docenti, non può – dicono – venir compensata da dei pur ingegnosi tele-docenti. Noi insegnanti, assai preoccupati, vogliamo sollevare la mano, come fino a poco tempo fa insegnavamo ai nostri alunni, per dire no a questo scempio di didattica a distanza fatto passare per innovazione tecnologica».

Le tre insegnati originarie di Torpè, Siniscola e Budoni e iscritte al Cobas, sono quindi contrarie alla didattica a distanza nel processo d’insegnamento/apprendimento, e alla recentissima trovata della didattica mista favorevoli invece a maestri e ai professori che lasciano un segno vivo nei loro discenti, all'insegna non della visibilità mediatica, ma della loro professionalità e competenza, nonché onestà intellettuale. «Davvero si vorrebbe far credere all’opinione pubblica – sottolineano – che i mali della nostra scuola derivino dall’arretratezza tecnologica dei docenti e non delle classi pollaio, della soppressione di migliaia di plessi, del precariato a vita e di edifici mai del tutto a norma. Vogliamo che lo Stato – concludono le tre insegnanti – garantisca a tutti: alunni, docenti, personale ata le condizioni più sicure per tornare quanto prima tra i banchi». (s.s.)

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