La truffa del Contratto d’area: cento milioni spariti nel nulla
di Paolo Merlini
Vent’anni fa avrebbe dovuto garantire l’apertura di 29 fabbriche in alternativa al polo chimico I posti di lavoro previsti erano 1362, ma molte aziende erano fantasma. Oggi solo una è in attività
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OTTANA. Sono passati vent’anni, ma nel sito web della Provincia di Nuoro la pagina Contratto d’area di Ottana è ancora presente, anche se c’è poco da cliccare per vederne i contenuti, perché compare la scritta “ in allestimento”. Nella realtà invece tutto si è compiuto, tragicamente: l’ultimo mega-investimento per l’area industriale, 167 milioni di euro destinati a dare vita a 29 aziende e offrire un’alternativa alla chimica languente, ha rivelato sin dalle prime battute la propria inconsistenza e un buon numero di truffe, messe insieme ad arte in nome del rilancio della Sardegna centrale. A ben guardare, di quelle proposte industriali è rimasta in piedi soltanto una, l’Antica Fornace Villa di Chiesa, che produce o-ring (anelli in gomma di tenuta per ingranaggi meccanici) esportati in tutto il mondo. Con un investimento iniziale di 12 milioni, oggi dà lavoro a circa duecento persone, e da queste parti è più che un miracolo.
I bond argentini. Accanto ci sono solo macerie, capannoni di fabbriche fantasma, macabre quinte scenografiche che fanno da sfondo a inchieste della magistratura che in più di un caso si sono concluse con la prescrizione dei reati e la mancata restituzione dei soldi ricevuti. Con chi battere cassa, del resto? Prendiamo il caso di Juan Francisco Rotundo, imprenditore argentino che propose una rivoluzionaria siringa precaricata usa e getta e per realizzare la fabbrica ottenne tre milioni 726mila 407 euro. Uno sguardo più attento alla sua pratica avrebbe rivelato rapidamente che il brevetto depositato per la siringa Fadajet era a nome di Rotundo Giovanni, Fada Italia, via Flaminia 56, Roma, come si evince dal registro internazionale dei brevetti e successivamente dalla sua messa all'incanto al tribunale di Roma, assieme alle fondamenta del capannone nella zona industriale di Ottana. E se gli esaminatori del progetto avessero dedicato un’altra manciata di minuti alla pratica, si sarebbero resi conto che il ricco portafogli di bond argentini esibiti da Rotundo per garantire la bontà del suo investimento non era esattamente affidabile. Uno sguardo ai mercati internazionali (eravamo attorno al 2000, la grande bolla finanziaria stava per esplodere) avrebbe consigliato maggiore prudenza. Intascato l'anticipo, questo eroe dei due mondi nato a Buenos Aires e in possesso della doppia cittadinanza, fece rientro in Argentina, lasciando con un palmo di naso l'erario e i 110 dipendenti che avrebbe dovuto assumere.
Prendi i soldi e scappa. È solo una delle tante razzie che emergono dando uno sguardo a posteriori allo strumento di programmazione negoziata ideato nel 1998 per cambiare le sorti della Sardegna centrale, con contributi a fondo perduto nella misura del 70 per cento dell’investimento: 29 nuove aziende, 1362 posti di lavoro previsti, 121 milioni di euro erogati. Il fallimento era sotto gli occhi di tutti nel volgere di qualche anno: intascati gli anticipi, molte aziende non furono mai avviate neppure pro forma; nel 2011, anno al quale si riferiscono gli ultimi dati conosciuti, erano solo 11 le aziende rimaste in vita, piccole e locali per la maggior parte, se si esclude l’unica sopravvissuta ai giorni nostri, l’Antica Fornace. Si sa solo che la rincorsa alle somme stanziate e poi revocate per oltre 85 milioni è andata avanti spesso inutilmente nei tribunali di mezza Italia, vista la provenienza variegata dei presunti investitori.
Ma chi diede finanziamenti alla cieca senza preoccuparsi della bontà dell’investimento? Le scelte vennero decise a Roma da Europrogetti e Finanza, società partecipata di Cassa depositi e prestiti e Mediocredito centrale insieme con altre banche, in liquidazione da quasi dieci anni. Da questa le responsabilità passarono all'ufficio del responsabile unico del contratto, istituito a Nuoro nella persona del presidente pro tempore della Provincia. La grande fuga prese il via già all'indomani della concessione dei finanziamenti, cominciati nel 1999 (presidenti Giuseppe Pirisi e Tonino Rocca). Nel quinquennio 2000-2005 (presidenza Francesco Licheri) venne erogato il 98,6% dei fondi, e le truffe vennero gradualmente allo scoperto, con già quattro revoche di contributi per cinque milioni. Lo tsunami vero e proprio si verificò dopo, quando il successore di Licheri, Roberto Deriu, chiese revoche per un totale di 80 milioni, ai quali si aggiungono venti milioni per gli strumenti di negoziazione immediatamente precedenti.
Segui il denaro. Ma sapere quanti soldi del Contratto d’area sono stati effettivamente restituiti è impossibile. Ne sapremmo di più se fosse in funzione il sito web dedicato della Provincia di Nuoro, appaltato nel 2011 per 29mila euro e ancora “in allestimento”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I bond argentini. Accanto ci sono solo macerie, capannoni di fabbriche fantasma, macabre quinte scenografiche che fanno da sfondo a inchieste della magistratura che in più di un caso si sono concluse con la prescrizione dei reati e la mancata restituzione dei soldi ricevuti. Con chi battere cassa, del resto? Prendiamo il caso di Juan Francisco Rotundo, imprenditore argentino che propose una rivoluzionaria siringa precaricata usa e getta e per realizzare la fabbrica ottenne tre milioni 726mila 407 euro. Uno sguardo più attento alla sua pratica avrebbe rivelato rapidamente che il brevetto depositato per la siringa Fadajet era a nome di Rotundo Giovanni, Fada Italia, via Flaminia 56, Roma, come si evince dal registro internazionale dei brevetti e successivamente dalla sua messa all'incanto al tribunale di Roma, assieme alle fondamenta del capannone nella zona industriale di Ottana. E se gli esaminatori del progetto avessero dedicato un’altra manciata di minuti alla pratica, si sarebbero resi conto che il ricco portafogli di bond argentini esibiti da Rotundo per garantire la bontà del suo investimento non era esattamente affidabile. Uno sguardo ai mercati internazionali (eravamo attorno al 2000, la grande bolla finanziaria stava per esplodere) avrebbe consigliato maggiore prudenza. Intascato l'anticipo, questo eroe dei due mondi nato a Buenos Aires e in possesso della doppia cittadinanza, fece rientro in Argentina, lasciando con un palmo di naso l'erario e i 110 dipendenti che avrebbe dovuto assumere.
Prendi i soldi e scappa. È solo una delle tante razzie che emergono dando uno sguardo a posteriori allo strumento di programmazione negoziata ideato nel 1998 per cambiare le sorti della Sardegna centrale, con contributi a fondo perduto nella misura del 70 per cento dell’investimento: 29 nuove aziende, 1362 posti di lavoro previsti, 121 milioni di euro erogati. Il fallimento era sotto gli occhi di tutti nel volgere di qualche anno: intascati gli anticipi, molte aziende non furono mai avviate neppure pro forma; nel 2011, anno al quale si riferiscono gli ultimi dati conosciuti, erano solo 11 le aziende rimaste in vita, piccole e locali per la maggior parte, se si esclude l’unica sopravvissuta ai giorni nostri, l’Antica Fornace. Si sa solo che la rincorsa alle somme stanziate e poi revocate per oltre 85 milioni è andata avanti spesso inutilmente nei tribunali di mezza Italia, vista la provenienza variegata dei presunti investitori.
Ma chi diede finanziamenti alla cieca senza preoccuparsi della bontà dell’investimento? Le scelte vennero decise a Roma da Europrogetti e Finanza, società partecipata di Cassa depositi e prestiti e Mediocredito centrale insieme con altre banche, in liquidazione da quasi dieci anni. Da questa le responsabilità passarono all'ufficio del responsabile unico del contratto, istituito a Nuoro nella persona del presidente pro tempore della Provincia. La grande fuga prese il via già all'indomani della concessione dei finanziamenti, cominciati nel 1999 (presidenti Giuseppe Pirisi e Tonino Rocca). Nel quinquennio 2000-2005 (presidenza Francesco Licheri) venne erogato il 98,6% dei fondi, e le truffe vennero gradualmente allo scoperto, con già quattro revoche di contributi per cinque milioni. Lo tsunami vero e proprio si verificò dopo, quando il successore di Licheri, Roberto Deriu, chiese revoche per un totale di 80 milioni, ai quali si aggiungono venti milioni per gli strumenti di negoziazione immediatamente precedenti.
Segui il denaro. Ma sapere quanti soldi del Contratto d’area sono stati effettivamente restituiti è impossibile. Ne sapremmo di più se fosse in funzione il sito web dedicato della Provincia di Nuoro, appaltato nel 2011 per 29mila euro e ancora “in allestimento”.
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