Riaprono i tatuatori: «Da noi igiene, pulizia e massima sicurezza»
NUORO. Sono una della categorie professionali autorizzate alla riapertura dal 18 maggio, ma in città non tutti i tatuatori si sono rimessi al lavoro. Lo ha fatto, o almeno tenta di farlo al più...
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NUORO. Sono una della categorie professionali autorizzate alla riapertura dal 18 maggio, ma in città non tutti i tatuatori si sono rimessi al lavoro. Lo ha fatto, o almeno tenta di farlo al più presto, Gianluca Delussu, artista di 42 anni che opera da due decenni nel settore ed è titolare di Tattoo Deluxe. C’è diffidenza a causa dell’emergenza sanitaria? «Non credo – dice al telefono dal suo laboratorio in via Napoli – ho ricevuto numerose chiamate e alcune prenotazioni, ma non per l’immediato. Credo che ciò che condiziona maggiormente tutti ora è la mancanza di soldi, più diffusa di quanto si crea dopo due mesi di stop forzato, e dunque si preferisce spendere per altro che non un tatuaggio, almeno al momento».
I tatuatori sono classificati come estetisti, e dunque devono sottostare a norme severe che nel loro caso lo sono ancora di più, visto che lavorano letteralmente sulla pelle delle persone. «Per noi che siamo in regola con le norma igienico-sanitarie non è cambiato moltissimo in realtà. Lavoravamo già con guanti, camice e visiera. Abbiamo aggiunto la mascherina e altre precauzioni che comunque rientravano nella prassi del nostro lavoro. Abbiamo messo uno schermo di plexiglass alla reception. Per il resto la sanificazione dei locali la praticavamo da tempo, ora saremo ancora più puntuali – continua Delussu –. Aghi e colori sono monouso come impongono le norme, tutti con il bollino Cee, ogni volta che ci si accomoda sulla poltrona lettino questa è già disinfettata ed è ricoperta da un telo di carta che viene sostituito dopo ogni seduta. Insomma, tutto per noi continua a svolgersi nella massima sicurezza per il cliente, oltre che per noi». Nonostante ciò, i tatuatori lamentano l’assenza di linee guida specifiche per il loro settore, e nel frattempo chiedono lumi all’associazione nazionale che li rappresenta.
A quale tipo di clientela si rivolge un’attività di questo tipo? «Ormai a tutte le fasce sociali e di età, dai venti ai settant’anni. Io ovviamente ho un mio stile, ma vado incontro alle richieste del cliente. La persona più anziana che ho tatuato? Una simpatica signora di 82 anni, non molto tempo fa. È venuta da me con la nipote 25enne e si sono fatte lo stesso tatuaggio, un’immagine che le ritraeva insieme, così da testimoniare il loro forte legame». (p.me.)
I tatuatori sono classificati come estetisti, e dunque devono sottostare a norme severe che nel loro caso lo sono ancora di più, visto che lavorano letteralmente sulla pelle delle persone. «Per noi che siamo in regola con le norma igienico-sanitarie non è cambiato moltissimo in realtà. Lavoravamo già con guanti, camice e visiera. Abbiamo aggiunto la mascherina e altre precauzioni che comunque rientravano nella prassi del nostro lavoro. Abbiamo messo uno schermo di plexiglass alla reception. Per il resto la sanificazione dei locali la praticavamo da tempo, ora saremo ancora più puntuali – continua Delussu –. Aghi e colori sono monouso come impongono le norme, tutti con il bollino Cee, ogni volta che ci si accomoda sulla poltrona lettino questa è già disinfettata ed è ricoperta da un telo di carta che viene sostituito dopo ogni seduta. Insomma, tutto per noi continua a svolgersi nella massima sicurezza per il cliente, oltre che per noi». Nonostante ciò, i tatuatori lamentano l’assenza di linee guida specifiche per il loro settore, e nel frattempo chiedono lumi all’associazione nazionale che li rappresenta.
A quale tipo di clientela si rivolge un’attività di questo tipo? «Ormai a tutte le fasce sociali e di età, dai venti ai settant’anni. Io ovviamente ho un mio stile, ma vado incontro alle richieste del cliente. La persona più anziana che ho tatuato? Una simpatica signora di 82 anni, non molto tempo fa. È venuta da me con la nipote 25enne e si sono fatte lo stesso tatuaggio, un’immagine che le ritraeva insieme, così da testimoniare il loro forte legame». (p.me.)
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