L’Unesco premia Pinu e Fois

I due artisti nuoresi selezionati tra migliaia di concorrenti per un catalogo di 250 mascherine d’autore

NUORO. Il genius loci va all’Unesco. Due artisti nuoresi, Giuseppe Pinu e Mario Fois, sono trai i 250 selezionati tra i migliaia di partecipanti davvero da tutti i paesi del mondo dal concorso indetto nelle scorse settimane dall’organizzazione internazionale. Un risultato importante e per certi versi inaspettato data l’ampiezza dell’evento organizzato dall’Unesco nel panorama dell’arte contemporanea. La richiesta del bando andava nella direzione di realizzare per scopi benefici mascherine tratte dalle opere dei singoli artisti. E le loro hanno un’impronta davvero particolare, per colori e linea. Insomma questo periodo di restrizioni di coronavirus ha stimolato in molti casi estro, inventiva. Strumenti e non optional importantissimi per superare o affrontare meglio la complessità del periodo che si sta vivendo tra mille paure e traumi, ma anche con la speranza che si possa uscire dal guado fortificati. Al momento la mostra sarà solo virtuale ma a breve ci sarà la pubblicazione di un catalogo in pdf, e si ipotizzava la realizzazione delle mascherine.

Così l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura abbracci i due artisti nuoresi, unici sardi nei 250 scelti dalla commissione, che con le loro opere compariranno nel catalogo internazionale. «Siamo decisamente felici. Per noi è un riconoscimento importante che ci gratifica. Uno stimolo per andare avanti con sempre maggiore decisione in un settore che sappiamo bene non essere semplice ma molto selettivo e appagante», dicono Fois e Pinu. Entrambi usano le forbici per le loro professioni, Mario Fois per tagliare i capelli e modellare acconciature nel suo studio bottega, ma anche esposizione artistica di via Repubblica, mentre Giuseppe Pinu con suo fratello Nicolò gestisce la sartoria paterna. Luogo di stoffe, di abiti forgiati su misura ma dove l’arte è sempre stata di casa fin da quando il loro genitore e maestro, il compianto Aurelio Pinu, aprì nel 1954 la sartoria in città. Così le opere di Mario e Giuseppe hanno fatto breccia nella giuria internazionale che ha apprezzato in Fois (ormai artista internazionale la cui ultima mostra è stata fatta in Cina) le immagini fluide che raccontano zone recondite dell’animo umano. È invece una autentica sorpresa Giuseppe Pinu, che da anni lavora in perfetto anonimato («per via del mio lavoro non mi sono mai esposto con il mio vero nome anche se ho una vasta produzione che prima o poi sto maturando la convinzione di far vedere il percorso personale seguito in questi anni»). Pinu, formatosi alla scuola d’arte, e poi nella bottega sartoriale paterna, ha occhi attenti per catturare la realtà che ci circonda. «La mia attrazione, il mio stimolo maggiore va nell’arte di strada che comunica attraverso il piu potente dei comunicatori, il muro, e i muri delle città, quindi scrivilo sui muri è il leit motiv del mio impegno», spiega Giuseppe Pinu. Entrambi stanno vivendo con entusiasmo questo riconoscimento arrivato dall’Unesco, una luce nel periodo oscuro che ognuno stava vivendo chiuso nel proprio contesto privato senza possibilità di spostarsi, di cercare nuovi orizzonti. Ma le soddisfazioni se si è lavorato bene e sodo in passato arrivano anche, una volta ogni tanto, seduti a tavolino.

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