La protesta dei pediatri: dimenticati dalla politica
di Claudia Carta
Parla Anna Mulas, segretario della federazione di categoria: «Il nostro ruolo costantemente sminuito»
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LANUSEI. Da una parte, l’abnegazione nell’esercizio della professione in uno dei momenti più complessi, quale quello legato all’emergenza sanitaria in corso. Dall’altra, il rischio del progressivo smantellamento dell’assistenza pediatrica di base negli ambulatori. I pediatri di famiglia viaggiano così su un crinale che lascia intravedere sotto di sé un baratro pericoloso in cui rischia di precipitare l’intero sistema e le famiglie con esso. A sottolinearlo con indignazione e forte preoccupazione è il segretario della Federazione italiana medici pediatri di Nuoro-Ogliastra, Anna Mulas, che se da un lato evidenzia come le Assl di Nuoro e Lanusei, uniche in Sardegna, abbiano attuato in tempi recentissimi «un nuovo, corposo vademecum per il pediatra di famiglia in tema di emergenza Covid-19 – a disposizione non solo di tutti i pediatri, ma anche di quelli che lavorano negli ospedali o nelle istituzioni – prontamente pubblicato sul sito delle Assl nuorese e ogliastrina, così da diffondere regole di comportamento e precauzioni di accesso allo studio pediatrico presso tutte le famiglie», dall’altro ribadisce la valenza del prezioso rapporto di fiducia fra pediatra e famiglia, elemento irrinunciabile che contraddistingue la pediatria nell’ambito delle cure primarie.
«Eppure – è il commento della Mulas – politica e istituzioni hanno di fatto sminuito il suo ruolo, relegandolo a figura della quale si può fare a meno, con la politica regionale che, di fatto, ha cercato di spostare l’assistenza dei bambini da 0 a 14 anni verso il medico di medicina generale». L’analisi si sposta alla mancata riarticolazione del sistema di offerta e delle risorse necessarie al mantenimento e potenziamento delle cure pediatriche territoriali. Prova ne è «la situazione di carenza assistenziale in diversi territori che hanno perso il pediatra di famiglia per pensionamento o trasferimento – fa notare ancora il segretario Fimp – con ritardi nella sua sostituzione o addirittura cancellazione della sede. Sono del tutto evidenti i gravi disagi dovuti al trasferimento per una banale visita con viaggi anche di 50 km di sola andata o, ancora peggio, la negazione della assistenza pediatrica ai bambini con età maggiore di sei anni». Un’assistenza che non può essere costruita meramente su numeri: «Ci sono altre cose – puntualizza Anna Mulas – come la continuità dell’assistenza, l’opera di prevenzione e di screening (esami diagnostici di primo approccio, screening uditivi, visivi e ortopedici, bilanci di salute, vaccinazioni) che viene fatta negli studi pediatrici e che è specifica, il colloquio e il rapporto diretto con la famiglia che comincia dal giorno della prima visita e prosegue per tutto l’arco di vita del bambino e che coinvolge tutto l’ambito familiare». Incertezza e rammarico davanti alle difficoltà dell’assistenza pediatrica di base, insomma, «in un periodo in cui – prosegue – ci accingiamo ad affrontare una stagione critica».
«Eppure – è il commento della Mulas – politica e istituzioni hanno di fatto sminuito il suo ruolo, relegandolo a figura della quale si può fare a meno, con la politica regionale che, di fatto, ha cercato di spostare l’assistenza dei bambini da 0 a 14 anni verso il medico di medicina generale». L’analisi si sposta alla mancata riarticolazione del sistema di offerta e delle risorse necessarie al mantenimento e potenziamento delle cure pediatriche territoriali. Prova ne è «la situazione di carenza assistenziale in diversi territori che hanno perso il pediatra di famiglia per pensionamento o trasferimento – fa notare ancora il segretario Fimp – con ritardi nella sua sostituzione o addirittura cancellazione della sede. Sono del tutto evidenti i gravi disagi dovuti al trasferimento per una banale visita con viaggi anche di 50 km di sola andata o, ancora peggio, la negazione della assistenza pediatrica ai bambini con età maggiore di sei anni». Un’assistenza che non può essere costruita meramente su numeri: «Ci sono altre cose – puntualizza Anna Mulas – come la continuità dell’assistenza, l’opera di prevenzione e di screening (esami diagnostici di primo approccio, screening uditivi, visivi e ortopedici, bilanci di salute, vaccinazioni) che viene fatta negli studi pediatrici e che è specifica, il colloquio e il rapporto diretto con la famiglia che comincia dal giorno della prima visita e prosegue per tutto l’arco di vita del bambino e che coinvolge tutto l’ambito familiare». Incertezza e rammarico davanti alle difficoltà dell’assistenza pediatrica di base, insomma, «in un periodo in cui – prosegue – ci accingiamo ad affrontare una stagione critica».
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