Il materiale anti Covid-19 resta fermo in magazzino
di Kety Sanna
Il comitato “Adottiamo il personale del San Francesco”: «Azione solidale vana» Immediata la replica dell’Assl: «I dispositivi sono pronti per chi ne fa richiesta»
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NUORO. «Materiale anti Covid per un valore di 54mila euro fermo in magazzino e mai consegnato». A un mese dalla cerimonia in pompa magna nella hall dell’ospedale per la consegna dei Dpi di ultima generazione, alla presenza dell’assessore alla Sanità Mario Nieddu, del direttore della Assl Grazia Cattina e del vescovo della diocesi Nuoro-Ogliastra, Antonello Mura, arriva la denuncia del comitato “Adottiamo il personale del reparto Covid 19 del San Francesco di Nuoro” che insieme a Radio Barbagia, all’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri e all’Ordine degli infermieri della provincia, in collaborazione con la Conad di Nuoro, contando su migliaia di adesioni, erano riusciti ad acquistare e donare ben 35 dispositivi di protezione avanzata. Helmet a batteria, caschi speciali con protezione integrale con riciclo dell’aria interna, oltre 1200 cappucci con protezione facciale con filtro per particelle virali, al 50 % sterili per sala operatoria. Tutti dispositivi che dovevano servire a rendere più sicuro il lavoro degli operatori nei reparti in cui si lottava contro il coronavirus: Malattie infettive, Pneumologia, Rianimazione, e il cosiddetto Blocco operatorio.
La denuncia «Ebbene – dichiara il comitato in una nota diffusa da Radio Barbagia – dal 12 maggio ad oggi – l’atto di donazione di centinaia di persone è stato vanificato. Caschi e relativo materiale di consumo, infatti, giacciono in un magazzino dell’ospedale. Mai usati e mai consegnati ai medici che ne hanno fatto richiesta. Una vicenda che amareggia non poco – aggiungono i componenti dell’associazione “Adottiamo il personale del reparto Covid del San Francesco”– soprattutto se si pensa che quella campagna di donazione aveva carattere d’urgenza e che in tantissimi avevano risposto convinti di dare una mano concreta al personale sanitario. Non sappiamo da cosa dipende, visto che ci risulta che da altre parti, con identiche donazioni, questi problemi non ci siano stati».
La replica Immediata la reazione dell’Assl che definisce questa una «campagna di fango» contro l’ospedale. «Di vero – dice Grazia Cattina – c’è che il materiale è stato donato ed è stato preso in custodia, registrato e verificato. È prassi che siano i responsabili dei reparti a fare richiesta del materiale. Stiamo parlando di dispositivi molto particolari e costosi destinati al blocco operatorio. Mi risulta che ci siano state delle richieste da due Unità operative già evase, e altre, invece, ancora in fase di fornitura. È bene che si sappia – aggiunge il direttore dell’Assl – che rispetto a tutte le donazioni ricevute, abbiamo cercato di rispettare la volontà di chi le ha fatte. Ovviamente sempre ragionando in termini di economia. Inoltre – aggiunge Grazia Cattina – tutte le donazioni vanno registrate, prese in carico e scaricate quando consegnate. I presidi che il 12 maggio ci sono stati regalati sono in custodia nei nostri magazzini e nella disponibilità dei direttori dei reparti che ne facciano richiesta. Inoltre, si deve tenere conto del fatto che settimanalmente, l’azienda fornisce a tutti i reparti e alle strutture dell’Assl il materiale di cui necessitano. Infine – conclude il direttore – non si può, però, non stigmatizzare il comportamento di chi, in assenza di alcun confronto interno, rende pubbliche presunte criticità». Ignaro delle dinamiche e dei passaggi necessari per poter avere la disponibilità dei Dpi, il presidente dell’ordine degli infermieri Roberto Sogos sottolinea: «Dispiace il fatto che se usati in tutto questo periodo, quei dispositivi speciali donati all’ospedale, avrebbero facilitato il lavoro di tanti operatori, in termini di protezione, sicurezza e comfort».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La denuncia «Ebbene – dichiara il comitato in una nota diffusa da Radio Barbagia – dal 12 maggio ad oggi – l’atto di donazione di centinaia di persone è stato vanificato. Caschi e relativo materiale di consumo, infatti, giacciono in un magazzino dell’ospedale. Mai usati e mai consegnati ai medici che ne hanno fatto richiesta. Una vicenda che amareggia non poco – aggiungono i componenti dell’associazione “Adottiamo il personale del reparto Covid del San Francesco”– soprattutto se si pensa che quella campagna di donazione aveva carattere d’urgenza e che in tantissimi avevano risposto convinti di dare una mano concreta al personale sanitario. Non sappiamo da cosa dipende, visto che ci risulta che da altre parti, con identiche donazioni, questi problemi non ci siano stati».
La replica Immediata la reazione dell’Assl che definisce questa una «campagna di fango» contro l’ospedale. «Di vero – dice Grazia Cattina – c’è che il materiale è stato donato ed è stato preso in custodia, registrato e verificato. È prassi che siano i responsabili dei reparti a fare richiesta del materiale. Stiamo parlando di dispositivi molto particolari e costosi destinati al blocco operatorio. Mi risulta che ci siano state delle richieste da due Unità operative già evase, e altre, invece, ancora in fase di fornitura. È bene che si sappia – aggiunge il direttore dell’Assl – che rispetto a tutte le donazioni ricevute, abbiamo cercato di rispettare la volontà di chi le ha fatte. Ovviamente sempre ragionando in termini di economia. Inoltre – aggiunge Grazia Cattina – tutte le donazioni vanno registrate, prese in carico e scaricate quando consegnate. I presidi che il 12 maggio ci sono stati regalati sono in custodia nei nostri magazzini e nella disponibilità dei direttori dei reparti che ne facciano richiesta. Inoltre, si deve tenere conto del fatto che settimanalmente, l’azienda fornisce a tutti i reparti e alle strutture dell’Assl il materiale di cui necessitano. Infine – conclude il direttore – non si può, però, non stigmatizzare il comportamento di chi, in assenza di alcun confronto interno, rende pubbliche presunte criticità». Ignaro delle dinamiche e dei passaggi necessari per poter avere la disponibilità dei Dpi, il presidente dell’ordine degli infermieri Roberto Sogos sottolinea: «Dispiace il fatto che se usati in tutto questo periodo, quei dispositivi speciali donati all’ospedale, avrebbero facilitato il lavoro di tanti operatori, in termini di protezione, sicurezza e comfort».
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