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Nuoro

«Molte delle accuse sono state smentite»

«Molte delle accuse sono state smentite»

Lesioni e abbandono di incapaci: ieri in Corte d’appello l’arringa dell’avvocato Francesco Carboni, difensore di Masala

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NUORO. Ha ricordato i passaggi salienti di una vicenda giudiziaria che ha avuto grande clamore mediatico a livello regionale e nazionale. Ieri davanti alla Corte d’assise d’appello di Sassari, presieduta da Maria Teresa Lupino, si è chiusa la discussione del processo a carico di Rosanna Serra e Gian Luigi Masala, ex direttrice e presidente della “Residenza familia” di via Aosta a Nuoro, condannati in primo grado a 5 anni di reclusione per lesioni e abbandono di incapace aggravato dall’evento morte. I due imputati erano stati assolti, invece, per la morte di un altro ospite, Niccolò Granara, deceduto dopo il ricovero in ospedale, e dall’accusa di aver somministrato agli anziani farmaci scaduti. L’arringa dell’avvocato Francesco Carboni, difensore di Masala, ha toccato i punti fondamentali della prima sentenza. Partendo proprio dal decesso di Granara che secondo l’accusa era morto per disidratazione pochi giorni dopo il suo arrivo al San Francesco, il difensore ha sottolineato: «È stato dimostrato che l’uomo era deceduto a causa di un’infezione. Tutto, negli atti, aveva escluso il nodo del rapporto causale tra la fattispecie dell’abbandono di incapace e l’evento aggravante. L’uomo non era disidratato per ragione della struttura. L’assoluzione da quel capo d’imputazione – ha detto ieri il difensore – attesta che molte accuse erano fondate su idee non veritiere che sono state smentite». L’avvocato che ha parlato per oltre due ore, ha aggiunto: «Il numero del personale che secondo l’accusa era carente e da cui sarebbero derivate tante delle condotte negative sugli ospiti, era assolutamente congruo rispetto alla disciplina regionale. Gli operatori della struttura non potevano reagire a situazioni imprevedibili che si erano venute a creare con alcuni ospiti, come Stelio Giuliani, malato di Alzheimer che si era mostrato violento». Il 73enne nella notte tra il 31 dicembre 2013 venne ricoverato con gravi lesioni all’occhio che per i medici non erano state causate da una caduta accidentale. Secondo l’accusa, l’uomo era stato picchiato dagli operatori e i due imputati non avevano esercitato i dovuti controlli.

Il difensore di Masala si è poi soffermato sulla morte di Anna Luigina Mele che si era suicidata lanciandosi da una finestra della struttura. Per questo episodio, il presidente e l’ex direttrice sono accusati di abbandono di incapace aggravato dall’evento morte. «La donna, poco prima della tragedia, era stata sottoposta a visita psichiatrica e lo specialista dell’Assl aveva dichiarato che non c’erano intenzioni suicidarie. L’anziana era stata riportata nella casa di riposo con questa diagnosi, perciò non si può attribuire responsabilità penale alla struttura». Il processo è stato rinviato per eventuali repliche al 21 settembre, giorno in cui è attesa anche la sentenza. (k.s.)

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