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cronaca

In appello il femminicidio a San Teodoro: «Condannate Dimitri a 30 anni»

Il pg chiede la conferma della sentenza di primo grado


11 luglio 2020 Kety Sanna


SAN TEODORO. «Condannate Dimitri Fricano a 30 anni di carcere». Ieri mattina al processo per il femminicidio di San Teodoro in Corte d’assise d’appello (presidente Plinia Azzena), il procuratore generale Gabriella Pintus, riconoscendo le aggravanti dei futili motivi e la responsabilità per la simulazione di reato, per aver inscenato una rapina mai avvenuta, alla fine della requisitoria ha chiesto la conferma della condanna di primo grado per il giovane piemontese che l’11 giugno 2017 aveva ucciso la fidanzata Erika Preti di 28 anni, con 52 coltellate in una villetta di Lu Fraili, durante un litigio per alcune briciole di pane.

Alla richieste del pg si è associata la parte civile, con l’avvocato Lorenzo Soro che tutela i genitori di Erica, la mamma, Tiziana Suman e il papà, Fabrizio Preti, e che nel corso della discussione si è voluto soffermare sul risultato dell’ultima perizia psichiatrica che ha cancellato ogni dubbio sullo stato di salute dell’imputato, ritenendolo perfettamente in grado di intendere e di volere quando ha commesso il delitto.

Una riduzione di pena, invece, hanno chiesto i difensori di Dimitri Fricano, gli avvocati Roberto Onida e Alessandra Guarini che hanno sempre cercato di far emergere e mettere in evidenza i problemi psichiatrici dei quali l’imputato soffrirebbe da tempo. Secondo i due legali, infatti, al momento del delitto il giovane sarebbe stato affetto da un vizio parziale di mente per via di una “compromissione parziale transitoria della capacità di volere”. L’udienza è stata rinviata a giovedì prossimo per eventuali repliche. Poi la Corte si ritirerà per decidere la sentenza.

Il femminicidio L’11 giugno di tre anni fa, in una villetta di Lu Fraili, a pochi metri dalla vecchia statale 125, una ragazza piemontese in vacanza a San Teodoro con il suo fidanzato, era stata uccisa con diverse coltellate. Erika Preti, 28 anni, faceva la commessa. Il fidanzato, Dimitri Fricano, più grande di lei di due anni, era rimasto ferito. Era stato lui a raccontare ai carabinieri, accorsi sulla scena del delitto, che un uomo si era introdotto in casa e aveva aggredito entrambi. La narrazione del giovane, però, col passare delle ore, iniziava a convincere sempre meno gli inquirenti. Ma Dimitri, piantonato in ospedale a Olbia, continuava a ripetere la stessa versione dei fatti. Lui ed Erika avevano subito una brutale aggressione, ma mentre lui era riuscito a fuggire e a correre in strada, sanguinante, per chiedere aiuto, la fidanzata era stata uccisa. I rilievi all’interno della villetta, però, fornivano altri riscontri e facevano emergere sempre più chiaramente le responsabilità a suo carico. Solo dopo un mese il 30enne aveva deciso di raccontare la verità: quella mattina dentro la villetta a pochi chilometri dal mare, era stato lui ad uccidere Erika al culmine di una violenta lite, cominciata, per alcune banali briciole di pane lasciate sul tavolo, e per le quali la ragazza lo avrebbe rimproverato.

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