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Nuoro

omicidio colposo 

Garza dimenticata nell’addome, il perito: «Non causò la morte»

NUORO. «La garza sterile è un effetto occasionale, estraneo al processo e secondo me i medici non avrebbero potuto fare nulla». È quanto ha riferito l’anatomopatologo Vindice Mingioni al processo che...

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NUORO. «La garza sterile è un effetto occasionale, estraneo al processo e secondo me i medici non avrebbero potuto fare nulla». È quanto ha riferito l’anatomopatologo Vindice Mingioni al processo che vede imputati il chirurgo Antonio Domenico Fais, la strumentista Anna Ladu e l’infermiera Mariuccia Columbu (difesi dagli avvocati Gianluigi Mastio, Pietro Pittalis e Mario Silvestro Pittalis, e Angelo Magliocchetti), accusati di omicidio colposo per la morte di una pensionata nuorese, Maria Antonietta Seddone, deceduta, secondo l’accusa, in seguito alle complicazioni derivate dalla presenza nell’addome di una garza dimenticata durante un intervento chirurgico al San Francesco. La donna il 15 maggio 2015 era stata vittima di un incidente stradale e a causa delle ferite riportate era stata operata.

«Il consulente del pubblico ministero (Francesco Serra ndr) – ha aggiunto il medico legale – ha delineato un rapporto di casualità traendo poi conclusioni errate. Avrebbe dovuto seguire una procedura per stabilire se esista la possibilità, nella fattispecie, che una garza sterile possa cagionare la morte. Lo shock settico valutato un mese dopo l’operazione, non era certo legato alla presenza della garza sterile che era stata asportata 12 giorno dopo l’intervento. Lasso di tempo in cui non si sarebbe potuta creare una lesione da decubito, perché la capsula attorno all’ematoma che racchiudeva la garza, collocata nella loggia splenica, era ben lontana dal colon e dall’intestino. Il corpo estraneo non è entrato in contatto con alcuna superficie, non è stato compresso e non c’è stata alcuna lesione. La paziente – ha rimarcato Mingioni – è morta per cause sicuramente traumatiche». Ieri davanti al giudice monocratico Ferrando è stata sentita anche Maria Maddalena Giobbe, direttore della Radiologia. «Durante il ricovero della signora Seddone era stato possibile fare la revisione delle immagini acquisite anche in 3D – ha detto la specialista. Sulla base di questa ricostruzione siamo riusciti a localizzare la garza nella loggia splenica poi asportata chirurgicamente. Garza che era situata all’interno di un ematoma delimitato da una capsula che non poteva avere contatti con il colon discendente e l’intestino. Le immagini non avevano evidenziato presenza di fistole e il referto – ha concluso Giobbe – non poteva prestarsie ad altre interpretazioni».

Il giudice ha rinviato il processo al 15 ottobre e ha stabilito un confronto tra il consulente del pubblico ministero e l’anatomopatologo Vindice Mingioni, sentito ieri in aula. (k.s.)

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