Morì a 23 anni in ospedale a Nuoro, il consulente: «Un evento imprevedibile»
In aula la tesi dell’anatomopatologo Vindice Mingioni
NUORO. «Si è trattato di un evento eccezionale e imprevedibile che avrebbe comunque portato al decesso della paziente». Questa la tesi dell’anatomopatologo Vindice Mingioni, sentito ieri in aula durante l’incidente probatorio disposto dal gip Claudio Cozzella per accertare se la morte di Francesca Debuggias, la 23enne nuorese, avvenuta il 19 luglio del 2017 poche ore dopo il ricovero all’ospedale San Francesco, poteva essere evitata. Compito di Mingioni era scavare tra i documenti e i referti che hanno segnato il percorso clinico della giovane, e verificare eventuali omissioni e negligenza da parte dei due indagati: il medico Teresa Orani, difeso dall’avvocato Lorenzo Soro e l’operatore del 118, Sandro Arminu, difeso dall’avvocato Sebastiano Chironi. In base alla relazione, la giovane sarebbe stata colpita da una forma di ictus rarissima e difficilmente riconoscibile, riguardante un’arteria del distretto posteriore dell’encefalo. Relazione, non condivisa, però, dagli avvocati della parte offesa, Francesco Carboni e Alessandro Tuvoni che per oltre due ore hanno effettuato il controesame che si concluderà il 2 ottobre.
Per i due legali se l’ipotesi fosse un evento eccezionale, gli indagati sarebbero esenti da responsabilità. Inoltre, se anche Mingioni nella sua relazione ha parlato di Tia, di attacco ischemico transitorio, l’occhio deviato nella paziente era stato notato sia quando era ancora a casa, che una volta giunta in ospedale. Questo elemento, sarebbe stato colto anche dalla dottoressa Orani tra le 3 e le 4,20. Ma gli avvocati della parte offesa, che hanno chiesto al perito se la tecnica di rilevazione procedurale per gli ictus, normali o eccezionali che siano, sia la stessa, hanno sottolineato che quella notte il percorso stroke non era stato attivato subito. La 23enne dopo la visita neurologica delle 4 era stata sottoposta a Tac, e intorno alle 6 trasferita in sala operatoria. Alla fine del controesame il gip restituirà gli atti al pm che, sulla base della perizia, valuterà se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio dei due indagati. (k.s.)
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