Sessanta incidenti fasulli in otto mesi

I retroscena dell’inchiesta sui furti e truffe assicurative con epicentro a Mamoiada. Duecentomila euro di indennizzi illeciti

NUORO. In otto mesi di intensa attività di furti di auto, riciclaggio, e frodi alle assicurazioni, secondo gli investigatori erano riusciti a dichiarare circa 60 incidenti mai esistiti, e avevano ottenuto quasi 200mila euro di indennizzi dalle compagnie, grazie anche a tre periti compiacenti. Mentre una concessionaria di auto nuorese fungeva da prestanome, perché le venivano intestate le auto rubate e riciclate e successivamente vendute a clienti ignari. Ognuno aveva il suo ruolo preciso, dunque, all’interno del gruppo di persone alle quali la Procura ha contestato l’accusa di “associazione a delinquere” finalizzata ai furti di auto, alla truffa e al riciclaggio. C’era chi ideava la frode e sbrigava le pratiche fasulle con le assicurazioni e i periti, chi teneva i contatti con la concessionaria. Chi faceva l’intermediario con i periti, chi denunciava un incidente mai avvenuto, e chi testimoniava di averci assistito. E chi, invece, si occupava del livello base: ovvero rubava le auto in mezza Sardegna, con una predilezione particolare per le auto nuove che sbarcavano dal molto Brin di Olbia, in attesa di essere consegnate ai clienti che le avevano acquistate. Diverse di quelle non sarebbero mai arrivate ai loro acquirenti. Un modus operandi ben collaudato, insomma, come ha spiegato il comandante della compagnia carabinieri di Nuoro, Gianluca Graziani, che insieme ai colleghi del nucleo operativo provinciale, coordinati dal luogotenente Giuseppe Maio, e ai militari della stazione di Mamoiada, hanno seguito le indagini che venerdì mattina sono approdate nell’esecuzione di nove misure cautelari disposte dal gip Teresa Castagna. Le auto che poi venivano smontate, riciclate o rivendute a clienti ignari, venivano rubate, dunque, molto spesso dal molo Brin di Olbia, e senza nemmeno troppo sforzo: semplicemente, c’era chi sapeva dove venivano custodie le chiavi. Quindi prendeva le auto e le portava a Mamoiada, senza bisogno di scomporsi tanto. Poi, sempre lo stesso gruppetto, cercava un’auto da rottamare uguale a quella nuova appena rubata, e utilizzava i documenti di quest’ultima per attribuirli a quella rubata. In modo da renderla “pulita”, almeno all’apparenza. «C’era la complicità di un concessionario d’auto di Nuoro – spiega il maggiore Graziani – i fratelli Musina di Mamoiada, che erano il nucleo forte dell’intera attività con la loro autocarrozzeria nella zona industriale del paese, procuravano i mezzi rubati da riciclare, e questi venivano intestati a una regolare concessionaria d’auto nuorese che faceva da prestanome». Secondo quanto emerge nell’ordinanza del gip Teresa Castagna che ha disposto le misure cautelari, dunque, la concessionaria in questione è la R&P in viale Funtana Buddia, di Damiano Romano e Noelia Pisanu. Gli ultimi due sono infatti tra i 55 indagati dell’inchiesta. Gli interrogatori di garanzia, per gli indagati colpiti dalle misure cautelari, sono stati fissati per domani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes