«Nessuna pressione dal sindaco»

Borore, testimonianze al processo per l’inchiesta Hazzard che coinvolge l’ex primo cittadino Ghisu

BORORE. Testimoni chiamati a deporre dall’accusa e messi sotto torchio dalla difesa. Tesi che ciascuna delle parti tenta di confezionare in base alle proprie convinzioni. Il processo figlio dell’inchiesta Hazzard, nata per smantellare un presunto sistema di malaffare che avrebbe avuto come epicentro il Comune di Borore e come ramificazioni una serie di professionisti e appaltatori di servizi o di lavori pubblici, registra un’altra udienza fatta di attriti tra il pubblico ministero Armando Mammone e il nutrito collegio difensivo composto dagli avvocati Massimiliano Ravenna, Francesco Lai, Massimo Ledda, Raffaele Miscali, Wally Salvagnini, Pierluigi Cappai, Antonio Gaia, Massimo Delogu, Maria Antonietta Delogu, Enrico Meloni, Rosaria Tarantini, Marcello Spissu, Giovanna Serra, Giorgio Loi, Pier Luigi Cappai e Silvana Congiu. Ma è stato in particolare con l’avvocato Gianfranco Siuni, legale dell’ex sindaco Salvatore Ghisu, che lo scontro giudiziario ha toccato il culmine.

Del resto le deposizioni toccavano argomenti che riguardavano in prima persona proprio l’ex primo cittadino, imputato assieme a Michele Corda, a sua volta ex sindaco a Noragugume; l’ingegnere di Macomer Marco Contini; l’ex vicesindaco di Borore Antonio Contini; il segretario comunale di Borore e Norbello, Giuseppe Mura; il sindaco di Nughedu Santa Vittoria e oggi consigliere regionale, Francesco Mura; Paolo Pirri, geometra del Comune di Nughedu Santa Vittoria; Stefano Maoddi, ingegnere di Gavoi; Luciano Fenudi, geometra di Ottana; Elio Cuscusa, ex responsabile dell’Ufficio tecnico dell’Unione dei comuni del Marghine; Mario Uda, ingegnere di Oristano; Mariangela Rita Sias e l’agronomo cagliaritano Salvatore Maurizio Cherchi.

Ai vari testimoni, che dovevano dimostrare il legame indissolubile e delittuoso tra i loro incarichi e poi i favori elettorali pro Ghisu, è stato chiesto se le autorizzazioni concesse fossero o meno opera del sindaco. È emerso chiaramente che a dare il via libera quasi mai era il primo cittadino, ma vari sportelli operativi di cui facevano parte numerosi enti o soggetti privati slegati quindi dalla vita amministrativa comunale in senso stretto. È il caso della cooperativa Sacro Cuore che gestiva una struttura di ricovero per anziani a cui vennero assegnate varie autorizzazioni, ma i testimoni hanno chiarito che non solo dal Comune arrivavano i permessi. Gli stessi testimoni, alcuni dei quali hanno il doppio ruolo di imputati, hanno negato di aver subito pressioni da parte dell’ex sindaco affinché lo votassero. Parole che riequilibrano i punti di forza di accusa e difesa? Ancora è presto per stabilirlo. Il processo va avanti il 12 gennaio per la conclusione delle audizioni dei testimoni del pubblico ministero, il quale si fa forte anche di una serie di intercettazioni. La convinzione dell’accusa è che in quelle siano chiari i tentativi di indirizzare l’amministrazione pubblica con una sporca commistione col privato. Per le difese invece le testimonianze e le ricostruzioni documentali smentiscono ogni ipotesi di illecito e quei dialoghi vanno riletti e interpretati diversamente.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes