Musica, un tormentone dall’altopiano di Bitti

“Che ridere Presidente”: il nuovo singolo parodia dell’Italia di Riccardo Ruiu impazza nel web

BITTI. Un tormentone made in Bitzi che già impazza nel mondo delle radio e delle piattaforme digitali, da Google play a iTunes ad Amazon, passando (e ripassando) per Berlino. “Che ridere Presidente”: una canzone e un videoclip che gira soprattutto nel web, caricato su Youtube e moltiplicatosi sui vari social network. Un altro colpo di genio di quel buontempone che è Riccardo Ruiu, classe 1975, di Bitti appunto ma di casa ormai da anni a Berlino. Lettore e ricercatore di linguistica sarda e italianistica alla Freie universität della capitale tedesca, poi cantautore sempre armato di chitarra acustica Yamaha, già autore di diversi brani in sardo, in italiano e in inglese, e di un cd tutto suo, “È l’amore” (2010), stavolta Riccardo Ruiu è salito sul cassone di una motocarrozzella di passaggio sull’altopiano di Bitti per registrare il video, tanto ironico quanto sarcastico, del singolo “Che ridere Presidente”. Testo e musica di Riccardo Ruiu. Regia di Pietro Mele. Arrangiamenti di Stefano “Menion” Ferrari, al basso Samuele “Uele” Carboni. Special guests: Arturo, Ursula, Battore, Gianfranco. «Un ringraziamento particolare ai fratelli Melinu, Giovanni, Sergio, Antonella, Giuseppina, Antonello e Francesca per la disponibilità e il supporto» sottolinea lo stesso Ruiu. Sempre pronto a mettersi in gioco, a lasciarsi andare alle allusioni, alla vis polemica senza mai dimenticare tuttavia l’analisi profonda, spietata e spesso dolorosa dell’Italia di oggi. «Questa Italia sempre nel pallone» canta Ruiu mentre un dubbio lo assale: «Vorrei tornare ma vivo lontano». «Che ridere Presidente / se pensa che ho scritto questa canzone / mentre vagavo tra i miei pensieri / figli di un sogno o forse un’illusione / e pensavo a quanta povera gente / che vive di scorte e di auto blu / e a chi le scorte invece le ha finite / e voglia di ridere non ne ha più / ma la capisco signor Presidente / in quest’Italia corron tempi bui / e non è facile convincere la gente / che è sempre colpa degli errori altrui». Questa la prima strofa della canzone, un’introduzione malandrina e disinvolta aperta dal famoso appello al voto di Totò Antonio La Trippa: «Italiani! Italiani!». Dopo un percorso di alti e bassi, tra una strofa e l’altra, con qualche mazzetta che spunta all’improvviso dal portafoglio dell’incravattato, il finale non lascia più spazio ai dubbi: «Sì Presidente lei mi creda veramente / io le do la mia parola / che non la voto più per un po’ / e che importa se poi mi pento lo so / sì Presidente / ma che importa se mi sente / non mi compra più col sorriso / e non l'ascolto più neanche un po’ / io le credo... forse no!».

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