La Nuova Sardegna

Nuoro

Oncologi in turno al Covid i malati ancora in rivolta

di Kety Sanna
Oncologi in turno al Covid i malati ancora in rivolta

La battaglia vinta a marzo è riesplosa per la carenza di medici al San Francesco  «La nostra salute è ha rischio. Bastava che l’azienda facesse nuove assunzioni»

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NUORO. Non gli resta che annunciare lo sciopero della terapia e della fame. I malati oncologici del San Francesco ancora una volta sono sul piede di guerra. Una disposizione di servizio firmata dal direttore del presidio ospedaliero, Giovanna Gregu, include anche i medici di Oncologia nei turni del reparto Covid. «Abbiamo molta paura. La nostra salute è a rischio ma sembra che a nessuno interessi – dice Marilena Pintore, paziente e sindacalista –. A marzo pensavamo di aver risolto il problema, di essere riusciti a sensibilizzare tutti. Invece, eccoci qui, oggi, a combattere per vedere riconosciuto un nostro sacrosanto diritto. Prima avevamo l’appoggio delle nostre famiglie e degli amici, ora chiediamo a tutta la classe politica che prenda l’impegno e ci dia delle risposte. Siamo a rischio, siamo malati fragili e la nostra salute è messa in discussione». La direzione sanitaria, a causa della carenza di personale, ha disposto l’impiego a turno di medici di diversi reparti (ematologia, medicina, oncologia neurologia, cardiologia, geriatria), in quello “grigio” al terzo piano del San Francesco. «Non è pensabile che i “nostri” medici vengano fatti turnare in quel reparto – dice Stefania Chisu –. Se non c’è personale che possa far fronte all’emergenza, per quale motivo Nuoro è diventato ospedale Covid pur non potendoselo permettere? Non è possibile tralasciare le altre patologie. Intanto si continua a morire anche di altre cose. È assurdo lasciare scoperti gli altri reparti. Inoltre – chiede la paziente – come si può pensare di gestire quello che erroneamente è stato chiamato ospedale da campo, se non si sa ancora da chi dovrà essere occupato?». Per i malati oncologici non c’è pace. Si erano incatenati poche settimane fa, contro la proposta di spostare l’Oncologia per lasciare spazio al reparto Covid. Battaglia vinta. Solo in apparenza, però. Ora, infatti lottano per il problema della carenza di operatori sanitari, per la quale anche gli oncologi sono chiamati a prestare servizio per riuscire a coprire i turni nell’altro reparto. «Perchè l’Ats non assume nuove medici anche a tempo determinato? Così si risolverebbero molti problemi e si eviterebbe che i medici, che quotidianamente hanno a che fare con pazienti immunodepressi, si occupino anche di patologie altamente contagiose e pericolose. Abbiamo bisogno di essere tutelati – aggiungono i malati –. A questo punto è bene che si metta in discussione tutto il sistema ospedaliero che, sguarnito di forze vitali, rischia di collassare e non garantire più il diritto alla salute a nessuno».

E sul territorio la situazione non è certo più confortante. La velocità con cui si muove la pandemia non è in sincronia con i tempi del servizio Igiene pubblica che continuano a dimostrarsi inefficienti. Col mancato tracciamento dei contatti da una parte, e con i ritardi delle certificazioni dall’altra, bloccare i focolai sul nascere è praticamente impossibile. Ora che la curva dell’epidemia è in crescita e il sistema si test è inadeguato, quello che fino a pochi mesi fa veniva fatto con una certa precisione è diventato impraticabile. È di qualche giorno fa la denuncia di una famiglia sottoposta a tampone perchè con sintomi da Covid. Marito, moglie e figlioletto, erano entrati in contratto con un paziente positivo ma non erano mai stati contattati dal servizio Igiene che ne avrebbe dovuto ricostruire la catena epidemiologica. Dal 23 ottobre il nucleo in questione non ha ancora l’esito del tampone, mentre il padre di famiglia, lavoratore statale, necessiterebbe della certificazione del test e di quello medico che rilascia l’Igiene pubblica per l’allontanamento dal lavoro. «Tutto questo non è accettabile – dicono –. Ecco perché tutto il sistema è andato in tilt».

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