Il Pronto soccorso è un reparto Covid
di Kety Sanna
Con venti pazienti positivi, medici e infermieri costretti a turni massacranti, da mesi si sentono abbandonati da tutti
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NUORO. La situazione all’ospedale San Francesco è al collasso. In particolare al Pronto soccorso, dove altri due medici sono in quarantena, così come tre infermieri, mentre 20 pazienti positivi attendono da giorni di trovare una sistemazione, nonostante alcuni siano con “Cpap” ossia sottoposti a ventilazione forzata e tutti gli con ossigeno. Il personale costretto all’autogestione ha deciso di organizzare il lavoro, separando i pazienti Covid dagli altri “ordinari”. Due reparti in uno, per riuscire a far fronte a una situazione di emergenza e di estrema difficoltà, denunciata da mesi, ma ad oggi rimasta ancora inascoltata. Così, al primo terra del nosocomio barbaricino, i lavoratori che con senso di responsabilità e abnegazione, affrontando quotidianamente turni massacranti e rischi personali, tra difficoltà infinite, hanno studiato e ricavato due zone separate: una “sporca” a partire dalla camera calda fino alla sala barelle (ma con un solo bagno per tutti ndr), e una “pulita” con ingresso dalla hall. La procedura per accedere al reparto è la stessa: i pazienti che arrivano vengono accolti per il pre triage; i sospetti Covid sottoposti a tampone veloce, se positivi vengono trasferiti nella sala barelle (e lì rimangono finché non trovano una sistemazione nei reparti al 10° piano, in Malattie infettive, o al piano zero nella zona grigia ndr), mentre i negativi, vengono inviati all’altro ingresso, quello “pulito” passando, però, dall’esterno dell’ospedale. Il rischio del contagio, resta comunque, anche perché se il sospetto Covid dovesse risultare negativo, ha comunque rischiato di contagiarsi restando a contatto con gli altri. Problema che si sarebbe potuto evitare se non fossero stati disapplicati i protocolli che, almeno nella prima fase dell’emergenza Covid, avevano garantito percorsi separati tra pazienti positivi e tutti gli altri che, per altre patologie, arrivano nel reparto. Così medici e infermieri, i pochi rimasti a turnare, attendono ancora i rinforzi annunciati e lavorano alla giornata, sperando che la successiva vada meglio. Finora, però, non è mai successo. Basti pensare che ieri la cosiddetta zona “pulita” del Pronto soccorso è stata chiusa per mancanza del medico, mentre in quella “sporca” la situazione rischiava di precipitare.
Stato di agitazione Le segreterie territoriali di Cgil e Uil, intanto proclamano lo stato di agitazione e preparano forme di proteste visto lo stato in cui verte la Sanità nuorese, perché finora, nonostante le segnalazioni, le denunce, le diffide, la situazione non è migliorata. Chiedono la convocazione urgente in Prefettura di un incontro che metta assieme l’Assl di Nuoro, il presidente della Conferenza sociosanitaria, l’assessore regionale alla Sanità, il commissario dell’Ats e il responsabile regionale della Protezione civile, per definire un chiaro piano di superamento dell’attuale situazione. «Dopo aver ben retto alla prima ondata del fenomeno epidemiologico, oggi, tra reparti chiusi per il ripetuto diffondersi dei contagi tra i sanitari, ed altri ancora semiparalizzati per l’aggravarsi delle già preoccupanti carenze di personale, il sistema sanitario è sull’orlo del tracollo – scrivono Sandro Fronteddu e Giorgio Mustaro –. Nei mesi trascorsi, dalla fine della prima ondata, ci si attendeva che si procedesse celermente a completare il processo di riorganizzazione già avviato in fase emergenziale e si andasse ad immettere nuove unità lavorative per colmare o tamponare le carenze, così da assicurare una condizione accettabile per affrontare la nuova ondata. Invece – concludono –, quel processo si è fermato, e solo a settembre, con forte ritardo e con i contagi che già crescevano, si è cercato di porvi rimedio con decisioni, dal sapore impositivo, che altro non hanno fatto che peggiorare il quadro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Stato di agitazione Le segreterie territoriali di Cgil e Uil, intanto proclamano lo stato di agitazione e preparano forme di proteste visto lo stato in cui verte la Sanità nuorese, perché finora, nonostante le segnalazioni, le denunce, le diffide, la situazione non è migliorata. Chiedono la convocazione urgente in Prefettura di un incontro che metta assieme l’Assl di Nuoro, il presidente della Conferenza sociosanitaria, l’assessore regionale alla Sanità, il commissario dell’Ats e il responsabile regionale della Protezione civile, per definire un chiaro piano di superamento dell’attuale situazione. «Dopo aver ben retto alla prima ondata del fenomeno epidemiologico, oggi, tra reparti chiusi per il ripetuto diffondersi dei contagi tra i sanitari, ed altri ancora semiparalizzati per l’aggravarsi delle già preoccupanti carenze di personale, il sistema sanitario è sull’orlo del tracollo – scrivono Sandro Fronteddu e Giorgio Mustaro –. Nei mesi trascorsi, dalla fine della prima ondata, ci si attendeva che si procedesse celermente a completare il processo di riorganizzazione già avviato in fase emergenziale e si andasse ad immettere nuove unità lavorative per colmare o tamponare le carenze, così da assicurare una condizione accettabile per affrontare la nuova ondata. Invece – concludono –, quel processo si è fermato, e solo a settembre, con forte ritardo e con i contagi che già crescevano, si è cercato di porvi rimedio con decisioni, dal sapore impositivo, che altro non hanno fatto che peggiorare il quadro».
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