L’uomo del “Bocabolariu” e delle “Paristorias”

Escono postumi i racconti in sardo nuorese di Luigi Farina, il veterinario che amava le parole

NUORO. Un istrione nato, oltre che un documentarista nel vero senso della parola. Amava essere con la gente e tra la gente. Sapeva cogliere tutte le sfumature di ogni singola espressione facciale. Pesava e soppesava le tonalità di voce. Parlava e ascoltava. Ascoltava e parlava. Faceva mille domande e pretendeva mille risposte. Lavorava di penna su carta e di lima, fino a forgiare ogni racconto secondo le voci del popolo, con il linguaggio comune, con la «limba nostra sarda» di tutti i giorni. Stando attento alle “pericolose” contaminazioni dovute all’inglese «puzzinosu, bascaràmene pudèssiu», ma comunque aperto agli «italianismos», «ca deppimus pur’arricchire limbazos nostros».

Era fatto così Luigi Farina, veterinario nato in Cortissusu a Nuoro nel 1910, morto a Nuoro nel 1994. Amico e informatore di Max Leopold Wagner, autore del fondamentale “Bocabolariu. Sardu nugoresu-italianu. Italiano-sardo nuorese” (pubblicato da Il Maestrale nel 2002 dopo le varie edizioni targate Gallizzi), di lui escono ora postume le “Paristorias nugoresas”, a cura del figlio Antonio Farina, pubblicate qualche mese fa dal Lions club Nuoro host e presentate nella biblioteca Satta con il coordinamento di Mario Porcu, le letture di Giovanni Carroni e i saluti dell’assessore comunale alla Pubblica istruzione Sebastian Cocco. In collegamento via Skype da Milano, la nipote di tziu Luisi, Mariachiara Farina, avvocato e scrittrice. «Siamo da sempre molto attenti alla cultura nuorese e sarda in generale» ha sottolineato in apertura dei lavori Stefano Arca, presidente Lions nell’anno sociale 2020-2021, prima di ringraziare la giunta comunale, la Fondazione di Sardegna, la biblioteca Satta per il sostegno e Musiké per il supporto organizzativo. «L’iniziativa – ha scritto Pietro Bellu, presidente Lions nell’anno sociale 2019-2020 – è finalizzata alla salvaguardia della memoria del recente passato della città e del suo territorio, oltre che alla promozione e valorizzazione della lingua nuorese». «Le Paristorias, scritte tra il 1980 e il 1986, non furono mai pubblicate, ma lo stile rimanda alle conversazioni di Luigi Farina con Diego Pasquale Mingioni che in quegli anni dilettarono gli ascoltatori di Radio Barbagia» svela nella prefazione il curatore del volume, Antonio Farina. Racconti scritti rigorosamente in nuorese, presentati con traduzione in italiano a seguire. “Paristorias” messe nero su bianco da un uomo che aveva il dono de «sa paraula justa», ha rimarcato Bachisio Bandinu per sottolineare il lavoro certosino e di lunga data nella raccolta e nell’uso colloquiale dei termini sardi per la descrizione di personaggi e situazioni che sanno tanto di locale quanto di universale. «Uno dei pilastri su cui si fonda questo libro – ha detto il giornalista della Nuova Sardegna Luciano Piras – e “s’accordu” per unificare l’ortografia sarda. “Mi pare’ meda fàzzile a si ponnere d’accordu”». «Questi racconti – ha spiegato Antonio Farina – furono scritti da Luigi Farina principalmente con l’intento di fornire un concreto esempio di scrittura in sardo-nuorese».

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