«Pronto soccorso a rischio per pazienti e operatori»

NUORO. Il Pronto soccorso del San Francesco che arranca con pazienti costretti ad aspettare anche 96 ore in attesa di essere visitati: 96 ore su una barella, senza biancheria, senza monitor, senza...

NUORO. Il Pronto soccorso del San Francesco che arranca con pazienti costretti ad aspettare anche 96 ore in attesa di essere visitati: 96 ore su una barella, senza biancheria, senza monitor, senza presidi, e dispositivi insufficienti. La denuncia di una riorganizzazione che non funziona perché mette a rischio pazienti e operatori, e la richiesta di nuovo personale, spazi di svestizione, dispositivi di protezione e zone filtro. E i primi 10 medici di Pronto soccorso che anziché al San Francesco vengono destinati all’ospedale di Ghilarza. «Che scelta strategica è questa? – chiede la rappresentante sindacale del Nursind, Annarita Ginesu – perché quei medici non sono stati mandati a Nuoro?». «E poi – aggiunge insieme al rappresentante provinciale, Mauro Pintore – sono stati smantellati i percorsi Covid, che c’erano stati nella prima ondata, e c’è una carenza di dispositivi di protezione individuale, come le tute anti-Covid». Ma non basta: nella denuncia fatta dal Nursind, e che è pronta a essere presentata in Procura, l’elenco delle carenze e dei problemi registrati al Pronto soccorso, è lungo due pagine fitte fitte. «Intanto non c’è il triage esterno – spiega il Nursind – per cui l’infermiera deve fare tutta la notte fuori a fare il pre-triage, con il disagio per i pazienti che devono attraversare il parcheggio, entrare dalla hall, e andare al Pronto soccorso nuovo. Poi mancano gli spazi di svestizione e le zone filtro. La soluzione di dividere il Pronto soccorso in due, tra percorso pulito, e non, non può essere quella risolutiva. Serve dare i percorsi giusti. L’errore è stato quello di smantellarli dopo i contagi in Costa Smeralda. Dividere il Pronto soccorso in quel modo non è la soluzione. Far passare i pazienti Covid, per fare la diagnostica e attraversare il percorso “pulito” del Pronto soccorso, oppure i codici rossi che entrano nella zona Covid per entrare nella zona pulita, significa mettere a rischio di contagio tante persone. È una organizzazione gravissima, è un delirio. Il Pronto soccorso Covid deve essere nettamente separato da quello normale». (v.g.)

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