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«Derubarono un anziano»: due badanti a processo a Nuoro

Secondo l’accusa gli avevano sottratto assegni, un Rolex e alcune collane. Per la difesa non c’era stato alcun furto. La sentenza è prevista per gennaio


07 novembre 2020 Valeria Gianoglio


NUORO. Per la difesa, non avevano rubato nulla, e anzi, le somme che avevano tentato di incassare attraverso alcuni assegni sarebbero loro spettate come liquidazione di fine rapporto o come arretrati, mentre gli oggetti di valore che avevano in casa appartenevano a loro da tempo. Per l’accusa, invece, la situazione è ben diversa: le due, approfittando dell’assenza dell’anziano che accudivano, ricoverato in ospedale, si erano impossessate di un suo Rolex e di una collana d’oro. Ha toccato una nuova udienza, ieri, in tribunale e si avvia verso la fase finale della discussione, il processo che vede due badanti – madre e figlia – di origine ucraina a giudizio con l’accusa di furto aggravato in concorso.

I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra la fine del 2014 e il gennaio del 2015, e lo sfondo è Nuoro. Stando a quanto aveva ricostruito all’epoca la Procura e i carabinieri, le due badanti si occupavano da tempo di un anziano nuorese, vedovo da alcuni anni, invalido di guerra, e affetto da diversi problemi di salute. E proprio nel corso di un ricovero dell’uomo all’ospedale, sempre stando alle accuse, le due si erano impossessate di alcuni beni di quest’ultimo, sottraendoli dall’appartamento di via Emilia del quale possedevano le chiavi. In particolare, dice la Procura, si erano impossessate di un orologio marca Rolex, di una collana d’oro, di un crocifisso e di una medaglietta, e di diversi assegni bancari non compilati, intestati all’anziano che accudivano. Ed era stato proprio il tentativo di incassare alcuni di questi assegni – per somme che nel complesso ammontavano a più di ventimila euro – a far scattare l’allarme alla banca, che aveva allertato l’anziano e i suoi parenti. Ma ad accorgersi della sparizione del libretto degli assegni era stato lo stesso pensionato dopo che era stato dimesso dall’ospedale. L’uomo aveva sporto denuncia, la Procura aveva disposto una perquisizione a casa delle badanti ed erano state sequestrate anche alcune catenine che poi l’anziano aveva riconosciuto. Ieri mattina, in udienza, la difesa delle due badanti, rappresentata dall’avvocato Alessandro Tuvoni, ha chiamato a deporre una pensionata di Nuoro per chiederle se riconosceva una di quelle collane. E la donna ha risposto che sì le sembrava che una di quelle catenine era la collana che lei stessa aveva regalato più di 50 anni prima, al figlioccio quando lo aveva battezzato. Il figlioccio è il compagno di una delle badanti. Per la parte civile, rappresentata dall’avvocato Concetta Sirca, in realtà la donna non ha riconosciuto senza dubbio la catenina, né ha dimostrato di ricordare in maniera distinta un fatto di tanti anni prima.

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