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Nuoro, ambulanze “sequestrate”: anche 12 ore di attesta

di Simonetta Selloni
Nuoro, ambulanze “sequestrate”: anche 12 ore di attesta

Un calvario per il personale sanitario che accompagna i malati la pronto soccorso. Ora il ristoro arriva con i volontari della Croce rossa e della protezione civile

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NUORO. Chiamiamoli danni collaterali, nel quadro di generale disastro che riguarda l’ospedale San Francesco di Nuoro, il più importante dell’Ats, con un preoccupante aumento del personale sanitario positivo al Covid 19 – 85 tra medici, infermieri, oss, biologi e tecnici –, con un Pronto soccorso ormai diventato reparto Covid e dove la separazione tra pazienti positivi e negativi è affidata alla abnegazione del personale che si è dato un protocollo per evitare che la situazione degeneri. In questa cornice si inseriscono anche gli equipaggi delle ambulanze in fila fuori dal Pronto soccorso: oltre al disagio gravissimo dei pazienti trasportati, alcuni dei quali ricevono la terapia all’interno delle ambulanze, ci sono anche le difficoltà alle quali vanno incontro gli operatori sanitari. Equipaggi costretti anche a 12 ore di attesa, intabarrati nei presidi di protezione, senza potersi muovere per andare in bagno, per mangiare. Sequestrati eppure lì, in prima linea per assistere le persone che hanno trasportato.

Per alleviare questa condizione, il Centro operativo comunale di Nuoro, che si è riunito ieri mattina, ha deciso di mettere in moto un servizio di ristoro. Durante la riunione, presieduta dal vicesindaco Sebastian Cocco, si è stabilito di affidare la preparazione dei pasti alla ditta che ha in gestione il servizio nell’ospedale, mentre la distribuzione, in uno spazio sicuro, è stata curata dai volontari della Croce rossa e da quelli della Prociv Nuoro. Tutti i volontari operano coperti dai dispositivi di protezione. Per far fronte all’attuale carenza di dispositivi di sicurezza, i responsabili locali della Protezione civile regionale hanno fornito ai volontari che ne erano sprovvisti quelli che al momento sono a disposizione in magazzino. Ieri mattina sono stati preparati una decina di pasti. In serata il servizio si è svolto tra le 19 e le 21. E a proposito di ambulanze: molti dei sindaci del territorio hanno segnalato il fatto che il prolungarsi delle attese al Pronto soccorso di Nuoro le sottrae ai paesi di provenienza. Questo significa che se un mezzo di soccorso è impegnato nel trasporto di un malato nel capoluogo, è destinato a una lunga attesa e quindi all’assenza dal paese dal quale è partito. Bisogna augurarsi che non servano altri interventi di emergenza, visto che l’ambulanza è in ostaggio del caos del Pronto soccorso.

Intanto, con il passare delle ore aumenta il numero del personale sanitario all’ospedale San Francesco positivo al Covid-19. L’ultimo dato, aggiornato a sabato notte, riguarda 85 persone tra medici, infermieri, tecnici e biologi. Preoccupa particolarmente il numero dei positivi, 12, nella farmacia ospedaliera, a rischio di chiusura, così come l’Unità farmaci antiblastici.

È evidente che un numero così alto di operatori sanitari positivi sia il sintomo della falla nei protocolli che dovrebbero garantire la sicurezza, prima di tutto di chi deve assistere e lavorare per la salute degli altri. Due settimane fa il Pronto soccorso rimasto chiuso dal venerdì alla domenica, con una comunicazione inviata alle centrali del 118 perché evitassero di confluire al San Francesco, vista la presenza di un altro numero pazienti positivi al Covid tra quelli affluiti per le emergenze.

E a proposito di emergenze, l’altro dato preoccupante è la non attendibilità dei dati riguardo i contagi a Nuoro. Chiuso il drive-in e rinviato l’esame di centinaia di tamponi, è slittato quindi anche il tracciamento dei contatti. Nel frattempo, molti positivi potrebbero essersi negativizzati e, vice versa, venuto meno il tracciamento, potrebbero essere aumentati i positivi. Il risultato è che anche il dato reale sulla diffusione dei contagi sfugge. Un problema in più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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