Molestie sessuali, ricostruita dai testi un’altra verità
di Kety Sanna
In aula figlia e moglie dell’ex assessore comunale a giudizio «Rapporti difficili tra me e la dipendente di mio padre»
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. «Non sono mai stata dipendente del locale di mio padre ma quando abbiamo aperto il bistrot ho dato spesso un aiuto. Avevo finito le Superiori, avevo più tempo ed ero spesso lì». Francesca Cadeddu, figlia di Roberto, ex assessore comunale e provinciale, ieri mattina è stata sentita come teste al processo che vede il padre imputato per il reato di molestie sessuali nei confronti di una ex dipendente. E se per la difesa (rappresentata dagli avvocati Gianfranco Mattana e Luca Pennisi), quella mattina di maggio di tre anni fa, il tentativo del datore di lavoro di avvicinare la lavoratrice e di darle un bacio, non ci sarebbe mai stato, per l’accusa, invece, il reato si sarebbe verificato. La giovane davanti ai giudici, con serenità ha risposto alle domande del pm Bocciarelli, non negando che tra lei e la barista (presunta vittima che si è costituita parte civile con l’avvocato Adriano Catte) non ci fosse un buon rapporto. «Certo – ha sottolineato la teste – non immaginavo potesse arrivare a tanto». Nel maggio 2017 Francesca Cadeddu era stata “introdotta” dal padre nel locale del Corso, a fianco alla storica latteria di famiglia. «Con quella dipendente avevo avuto da subito rapporti conflittuali – ha aggiunto la teste –. Era stata maleducata nei miei confronti. Una volta mi aveva mandato letteralmente “affa....” di fronte a tutti. Quando non c’era mio padre, non si comportava come dipendente ma come padrona del locale. Era anche capitato che una sera aveva detto chiaramente che mai avrebbe servito il tavolo dov’ero io con i miei amici, visto che avrei potuto farlo da me. In particolare – ha aggiunto Francesca Cadeddu – il 24 maggio (giorno in cui si sarebbe verificato il reato contestato ndr), io e alcuni amici eravamo nel locale per prendere un aperitivo. Ad un certo punto, durante il cambio turno, mio padre mi aveva chiesto se potevo dare una mano per spostare delle scatole. Un amico era venuto in mio aiuto e avevamo raggiunto mio padre sul retro del bistrot, da via Ferracciu, trasportando le scatole con un carrello. Lui aveva aperto il cancello, eravamo entrati, poi mio padre e il mio amico avevano portato al piano inferiore i ripiani di uno scaffale che doveva essere montato. La dipendente era presente, era rimasta sulle scale. Tra lei e mio padre non avevo notato situazioni di imbarazzo o di tensione. Solo due settimane dopo avevamo saputo delle voci che giravano in città, alle quali non ho mai creduto». A questa, è seguita la deposizione di Cristiano Bussu che il 24 maggio aveva aiutato l’imputato e la figlia nel magazzino del locale: ha confermato quanto detto dall’amica. Quindi, è stata sentita la moglie di Cadeddu, Carla Marchetti che ha sottolineato l’atteggiamento impositivo che la dipendente aveva nei confronti della figlia. «Ricordo – ha detto la donna – che una volta Francesca si era lamentata con me e Roberto perché la barista pretendeva che a fine serata lavasse i bagni del locale. Inoltre, la lavoratrice protestava perché riteneva che nell’ora di punta, fosse necessario incrementare il personale. Il tutto, nonostante fosse ancora in prova. Dopo l’ennesimo comportamento scorretto della ragazza – ha aggiunto Marchetti – avevo detto a mio marito di prendere una decisione. Allora Roberto aveva detto alla dipendente che dopo i mesi di prova non sarebbe stata confermata». Motivo, secondo la difesa, che giustificherebbe il tentativo di vendetta della dipendente per il licenziamento subito.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
