Macomer, in 400 in fila per i tamponi
di Alessandra Porcu
Ore d’attesa per i test nel palazzetto di Sertinu. Tanti i bambini: protestano i genitori degli alunni in quarantena fiduciaria
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MACOMER. L’attesa è stata lunga. Il drive through (o drive in) allestito giovedì 12 novembre nell’area attigua il palazzetto dello sport di Sertinu è stato preso d’assalto fin dal primo pomeriggio. Si stima che la fila fosse formata da 300 macchine. Al loro interno adulti e bambini in attesa di sottoporsi ai tamponi. Iniziata alle 16.30, con circa un’ora di ritardo, l’esecuzione dei test (quasi 400) è andata avanti fino alla mezzanotte. «Mi preme ringraziare tutti. Dagli assistenti sanitari agli infermieri, ai dipendenti della Assl di Nuoro. Il riconoscimento da parte della città – ha affermato il sindaco Antonio Succu –, va anche alle forze dell’ordine, all’ufficio della Protezione civile comunale e al commissario anti Covid. Il loro lavoro è stato prezioso. L’unità di intenti ha reso possibile rispondere ai bisogni della popolazione e mantenere l’ordine pubblico».
Tra le centinaia di persone che hanno atteso il proprio turno c’erano tantissimi bambini. Per lo più alunni delle scuole primarie e secondarie in quarantena fiduciaria. E proprio il fatto che molti avrebbero terminato il periodo di isolamento il giorno seguente ha suscitato la rabbia delle mamme. «Non comprendiamo che senso abbia avuto far tamponare i nostri figli, che non hanno mostrato nessuna sintomatologia da coronavirus, dopo due settimane. Lunedì 16 sarebbero dovuti tornare a scuola, ma sembra quasi scontato che così non sarà. Dovranno arrivare gli esiti dei test e, visti i ritardi cronici, passeranno giorni e giorni prima che vengano comunicati».
Dal racconto dei genitori emergerebbe come attraverso una circolare, datata 7 novembre, la direzione scolastica avesse disposto solo la quarantena. Quattro giorni dopo, mercoledì 11, una seconda comunicazione ufficiale avrebbe invece informato le famiglie dell’obbligo di sottoporre tutti gli alunni ai test. Chi non lo avesse fatto, non sarebbe potuto rientrare a scuola. «Non contestiamo la necessità di effettuare i tamponi – spiegano le mamme –, ma la tempistica. Sarebbe stato meglio eseguirli su persone che ne avevano reale bisogno. Temiamo ci sia stato persino uno spreco di denaro pubblico».
«I soggetti a rischio e i casi più urgenti sono stati tamponati – ribatte il primo cittadino –. L’amministrazione continua a fare il possibile, e il drive through ne è un esempio, per aiutare la comunità. Ci stiamo battendo perché il Distretto sanitario del Marghine venga dotato, urgentemente, di un’unità Usca. A breve pubblicheremo un bando – aggiunge il sindaco –, per mettere a disposizione di un’azienda sanitaria privata i locali della ex fiera zootecnica dove si potranno eseguire test a prezzi calmierati».
Intanto, proprio ieri, la scuola primaria di Santa Maria è stata chiusa. Un’insegnante è risultata positiva. Sono in corso accertamenti per capire se altri colleghi siano stati contagiati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra le centinaia di persone che hanno atteso il proprio turno c’erano tantissimi bambini. Per lo più alunni delle scuole primarie e secondarie in quarantena fiduciaria. E proprio il fatto che molti avrebbero terminato il periodo di isolamento il giorno seguente ha suscitato la rabbia delle mamme. «Non comprendiamo che senso abbia avuto far tamponare i nostri figli, che non hanno mostrato nessuna sintomatologia da coronavirus, dopo due settimane. Lunedì 16 sarebbero dovuti tornare a scuola, ma sembra quasi scontato che così non sarà. Dovranno arrivare gli esiti dei test e, visti i ritardi cronici, passeranno giorni e giorni prima che vengano comunicati».
Dal racconto dei genitori emergerebbe come attraverso una circolare, datata 7 novembre, la direzione scolastica avesse disposto solo la quarantena. Quattro giorni dopo, mercoledì 11, una seconda comunicazione ufficiale avrebbe invece informato le famiglie dell’obbligo di sottoporre tutti gli alunni ai test. Chi non lo avesse fatto, non sarebbe potuto rientrare a scuola. «Non contestiamo la necessità di effettuare i tamponi – spiegano le mamme –, ma la tempistica. Sarebbe stato meglio eseguirli su persone che ne avevano reale bisogno. Temiamo ci sia stato persino uno spreco di denaro pubblico».
«I soggetti a rischio e i casi più urgenti sono stati tamponati – ribatte il primo cittadino –. L’amministrazione continua a fare il possibile, e il drive through ne è un esempio, per aiutare la comunità. Ci stiamo battendo perché il Distretto sanitario del Marghine venga dotato, urgentemente, di un’unità Usca. A breve pubblicheremo un bando – aggiunge il sindaco –, per mettere a disposizione di un’azienda sanitaria privata i locali della ex fiera zootecnica dove si potranno eseguire test a prezzi calmierati».
Intanto, proprio ieri, la scuola primaria di Santa Maria è stata chiusa. Un’insegnante è risultata positiva. Sono in corso accertamenti per capire se altri colleghi siano stati contagiati.
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