Sanità, battaglia persa a Nuoro: Oncologia trasloca, chemio dimezzata

Nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale Nieddu, l’Ats ha disposto l’immediato spostamento del reparto

NUORO. L’ordine perentorio da parte dell’Ats di spostare il reparto di Oncologia al terzo piano della torre del San Francesco, è arrivato. Non sono bastate le battaglie iniziate nel corso della prima ondata dell’emergenza sanitaria, e poi proseguite in questi ultimi mesi con tanto di proteste dei malati che si erano incatenati all’ingresso dell’ospedale, a far cambiare idea alla direzione aziendale che, ieri, ha disposto l’immediato spostamento del reparto nei locali precedentemente occupati dalla Pediatria. E pensare che anche l’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, non meno di un mese fa aveva dichiarato che l’Oncologia sarebbe rimasta dov’era, dando vinta la battaglia ai pazienti e alle loro famiglie. Il reparto tra la Rianimazione e l’Ematologia, verrà destinato alla Terapia intensiva. Una riorganizzazione drastica del nosocomio, in nome di una lotta contro il Covid che rischia di lasciare a terra tutto il resto. Il personale continua ad essere carente in tutti i reparti, e ci si chiede come mai si pensi di attivare posti letto in più, in queste condizioni, salvo non si voglia penalizzare ulteriormente l’attività di emergenza-urgenza, già ridotta ai minimi termini dallo scorso agosto. Ma tornando all’Oncologia, la paura è che con la nuova destinazione il personale dell’unità operativa non venga messo nelle condizioni di garantire lo stesso servizio ai pazienti. Nell’ex Pediatria, infatti, si parla di spazi ridotti che non potranno accogliere le 21 poltrone presenti nel vecchio reparto, ma solo la metà. Il che significherebbe ridurre le prestazioni chemioterapiche giornaliere ai pazienti in trattamento (contro la media attuale di 40 le sedute verrebbero ridotte a poco più di venti), e creare una lunga lista d’attesa per i nuovi in arrivo. Anche le visite ambulatoriali verrebbero diminuite per mancanza di spazi idonei.

Così solo doppiando i turni del personale (che in questo periodo è dimezzato per via di 6 operatori risultati positivi) e tenendo aperto il reparto tutto il giorno, forse, l’Oncologia riuscirebbe a garantire le cure ai pazienti che arrivano da tutta la Sardegna. A meno che non si decida, com’è successo ai pazienti dializzati, di inviare questi malati fragili in altri ospedali dell’isola. A questo, poi, si aggiunge il fatto che prima l’accesso all’unità operativa era esclusivo, invece ora sarebbe condiviso con un altro reparto; garantire un unico percorso, anche in considerazione dei problemi legati al coronavirus, non sarà più possibile. «La delusione è tanta – dice Marilena Pintore, sindacalista e malata oncologica anche a nome dell’associazione Vivere a colori –, ci hanno presi in giro. Si sono fatti la campagna elettorale, strumentalizzando noi malati. È una vergogna. Non è più una questione di oncologia, ora il problema è generale. Con la gestione spagliata, non consapevole, ora rischiamo tutti. Gli interessi personali non possono superare quelli sociali – aggiunge Pintore –. L’emergenza Covid ha evidenziato la malafede e l’incompetenza di molti. Chiediamo l’appoggio della politica sana e responsabile. Con l’inganno non si va da nessuna parte. Stando a questa riorganizzazione chi di noi avrà la fortuna di poter continuare le terapie salvavita? Nessuno può pensare di toglierci la speranza di vivere un giorno in più».

Gli avvocati dell’associazione Vivere a colori, Irene Melis e Maria Grazia Pastorino, si riservano di intraprendere ogni azione legale, civile e penale che dovesse rendersi necessaria ad assicurare a pazienti e malati la tutela fondamentale ed inviolabile diritto alla salute, così come sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Al grido dell’associazione si unisce anche Michele Siotto, malato oncologico e consigliere comunale: «Penso che quando si decide lo spostamento di un reparto, si debba garantire lo stesso servizio se non uno migliore – sottolinea –. Mi sta bene una riorganizzazione ponderata ma non a scapito dei pazienti. Nessuno può chiedere a un malato di accettare di essere trascurato».

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