SINISCOLA
Un evento per commemorare il neurochirurgo Antonio Pau
di Mauro Piredda
SINISCOLA. La pandemia rallenta un po’ tutto, ma a Siniscola si è già deciso che un evento ricorderà la figura umana e professionale di Antonio Pau, il neurochirurgo siniscolese recentemente...
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SINISCOLA. La pandemia rallenta un po’ tutto, ma a Siniscola si è già deciso che un evento ricorderà la figura umana e professionale di Antonio Pau, il neurochirurgo siniscolese recentemente scomparso e che nel corso della carriera medica, ha prestato la sua opera in Sardegna, in Liguria e in Emilia Romagna. Sarà l’associazione culturale “Siniscola 90” ad occuparsi della manifestazione annunciata per riconoscere pubblicamente le sue «preziose e non comuni doti umane, la sua generosità, il suo essere sempre disponibile ad aiutare il prossimo, la sua umiltà e la sua preparazione al servizio dei pazienti». Come affermato da Roberto Corrias, presidente di “Siniscola 90”, «l’evento, che faremo non appena sarà terminata l’emergenza epidemiologica in atto, rientra negli obiettivi dell’associazione. Inviteremo relatori di spessore e certamente sarebbe il massimo se riuscissimo a conferire in futuro delle borse di studio per chi vorrà seguire le sue orme». Antonio Pau, classe 1945, proveniva da una famiglia di contadini che hanno investito tante energie per far studiare i figli: il fratello di Antonio, Amedeo, è stato titolare della cattedra di Chimica farmaceutica a Sassari. Antonio, laureatosi nel 1970 nel capoluogo turritano, ha da subito operato al fianco del dottor Viale. Insieme hanno prestato la loro opera anche a Genova. All’apice della sua carriera il dottor Pau è stato titolare di Neurochirurgia a Modena fino al 2008, quando poi andato in pensione. Ma anche dopo questo traguardo ha continuato ad applicare il giuramento di Ippocrate senza mai sottrarsi a quanti avevano bisogno. È questo il quadro che ne esce dai racconti delle persone che lo hanno conosciuto come medico e come persona. «Era il medico di tutti – afferma un suo paziente – e quando offriva il suo aiuto a chi lo contattava oltre il suo orario di lavoro non voleva alcunché, diceva di essere pagato dallo stato. Era sempre disponibile e a prescindere dal suo settore di intervento sapeva dare le giuste consulenze». Anche mettendosi in contatto con suoi colleghi, e non solo. «Una volta a Genova – ci racconta un suo amico – ha avuto a che fare con un ragazzo reduce da un incidente stradale. Tifoso della Samp, il giovane paziente era in piena depressione. Antonio, senza conoscere nessuno, si mise in contatto con la dirigenza della società blucerchiata e l’intera squadra andò a visitarlo in ospedale. Non sarebbe sbagliato dire che con quella mossa gli cambiò radicalmente il suo quadro clinico».
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