Visita sospesa causa Covid: «A Nuoro ignorate le malattie rare»

Il dramma di una giovane di Lanusei che attende risposte dal febbraio scorso. Dal 2018 combatte contro il morbo di Lyme causato dalla puntura delle zecche 

NUORO. «Signora, la chiamo dal Cup di Nuoro per informarla che la sua visita del 2 dicembre è sospesa causa Covid». La telefonata che le gela il sangue arriva alle 8.30 di un venerdì come tanti. Per Caterina Bambino, giovane estetista di Lanusei di 36 anni, che dal 2018 lotta contro la malattia di Lyme, rarissima infezione causata dalla puntura di zecca, quelle parole sono un colpo al cuore. Per riuscire ad avere una diagnosi, ha dovuto attraversare il Tirreno e fare tappa a Pisa, Roma e Trieste. Da quasi un anno aspetta di sapere quale servizio dell’ospedale San Francesco (struttura individuata dal Centro di riferimento regionale delle malattie rare per la presa in carico del paziente affetto dalla malattia di Lyme), debba curarla per evitare che la sua patologia degeneri.

Di rinvio in rinvio sono mesi che aspetta una visita che non arriva mai.

«È da febbraio che, con la giustificazione dell’emergenza sanitaria in corso, le mie visite slittano» sottolinea la donna che, dopo una breve periodo in cui le sue condizioni sono migliorate, ora si è aggravata nuovamente. «Sto continuando a fare la vecchia terapia ma non sto bene. Accuso i vecchi problemi a partire dalla perdita di sensibilità alla gamba – racconta –. La mia vicenda dura ormai da due anni. Dopo la diagnosi, fatta nella Penisola, nessuno all’ospedale di Nuoro mi ha saputo dire con chiarezza quale struttura sanitaria debba curarmi». Circostanza questa che ha indotto Caterina Bambino a scrivere all’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu per chiedere dei chiarimenti. La risposta dell’assessorato è arrivata: intima al San Francesco di chiarire le procedure. Tuttavia l’appuntamento di dicembre è saltato. «E ancora – dice amareggiata la donna – non so quando verrò visitata».

L’incertezza che accompagna questi tempi di pandemia si ripercuote sull’assistenza sanitaria, con conseguenze che potrebbero essere molto gravi.

«Rischio di rimanere invalida perché la malattia di Lyme può degenerare. Purtroppo non viene presa nella giusta considerazione perché è una patologia rara: siamo meno di 500 all’anno in tutta Italia. In Sardegna ci sono altre due persone che come me hanno contratto il batterio Borrelia e per curarsi sono andate all’estero. Siamo solo dei numeri, in tempi di Covid ancor di più». La gentilezza dell’operatrice Cup che ha parlato espressamente di «disposizioni dall’alto perché i pazienti Covid hanno la priorità», non basta a placare Caterina che ancora si chiede, e chiede ai vertici dell’Ats e della Assl nuorese, quale sia la procedura da seguire e chi si deve occupare del suo caso. E per farlo si lascia andare ad uno sfogo che è nel contempo un appello.

«Sapete – chiede – quali sensazioni si provano quando non capite se potrete alzarvi dal letto e quando ignorate se quella che state muovendo è la gamba destra o quella sinistra? Sapete che significa entrare in doccia con la speranza di non chiudere accidentalmente gli occhi e andare a sbattere? Sapete cosa si prova quando il vostro corpo si riempia di rush ed eritema fino a sanguinare? Sapete cosa vuol dire avere dolori talmente lancinanti da farvi vomitare?».

Il Covid esige risorse, mezzi e uomini. Tuttavia ci sono anche le altre malattie. Il caso di Caterina è qui a ricordarlo perché anche in tempi di pandemia la salute di tutti i cittadini, nessuno escluso, è importante.

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