L’Hospice riapre agli abbracci

I familiari dei pazienti terminali possono rientrare nella struttura per addolcire il commiato

NUORO. Le mani che si sfiorano. Le ultime parole, quelle che non si è mai avuto il coraggio di dire, sussurrate per addolcire il trapasso e, infine, gli sguardi che scrutano l’anima. Sono questi i rituali che accompagnano il commiato dai propri cari, rituali che il Covid 19 ha spazzato via. Lo ha fatto inesorabilmente, togliendo ai pazienti terminali la presenza e il conforto dei familiari. Un conforto che d’ora in poi sarà possibile avere grazie all’iniziativa parlamentare di Mara Lapia, deputata del Movimento 5 stelle che con un’interpellanza urgente ha ottenuto dal Governo la riapertura di queste strutture ai familiari dei pazienti terminali. A sottolineare l’importanza del provvedimento, decisivo per definire le nuove linee guida nazionali e mettere ordine nel marasma di procedure differenti da realtà a realtà, il medico Salvatore Salis, direttore dell’hospice di Nuoro. Nei dieci posti letto della struttura, lo specialista e i suoi collaboratori si sono presi cura di tanti malati. Ha potuto vedere con i suoi occhi quanto è accaduto in piena pandemia.

«I nostri pazienti e i loro familiari hanno vissuto malissimo il distacco» dice Salis che a capo dell’unità operativa di Cure palliative, pur in mancanza di operatori sanitari, garantisce il ricovero, l’assistenza domiciliare, le consulenze ospedaliere, l’ambulatorio e il day hospice. «Molti di loro hanno rinunciato al sollievo delle cure pur di avere accanto i cari e non si sono fatti ricoverare». Per il medico rianimatore, diventato palliativista dopo l’incontro con Vittorio Ventafridda, padre delle cure palliative a Milano, è mancata è la possibilità di una narrazione comune nel momento della morte. «Quando ci si congeda, le persone devono poter scegliere con chi stare e a chi affidare le loro ultime parole. Si tratta di un testamento morale che non abbandonerà mai chi rimane e servirà per elaborare il lutto – spiega ancora il medico che aggiunge – per noi operatori, l’hospice è una casa. E, alla stessa stregua dei familiari, abbiamo vissuto le limitazioni come una violenza. Ecco perché ritengo l’iniziativa della deputata, e la risposta della sottosegretaria Sandra Zampa, importantissima. Per raggiungere questo risultato, che ripaga noi operatori, c’è voluta la grande determinazione e sensibilità della Lapia». Rosella Maulu, in pochi anni, ha visto spegnersi per un male implacabile prima una sorella e poi un fratello. Lei sa cosa significa poter abbracciare il proprio caro negli ultimi istanti, e, di contro, non poterlo farlo. Entrambi sono spirati nell’hospice ma in condizioni diverse. «Mia sorella, venuta a mancare nel 2017 ha avuto tutti i suoi cari accanto. Lo scorso 13 giugno, giorno della morte di mio fratello, questo non è stato possibile. Per tutti noi sarebbe stato importante essergli vicino. Chi non ha potuto ha ancora questo grande rimpianto ed è per questo che mi immedesimo nelle persone che ora stanno vivendo ciò che abbiamo vissuto noi». Grazie alle nuove linee guida verrà garantita l’assistenza spirituale. Il vescovo di Nuoro, monsignor Antonello Mura, parla di provvedimento che restituisce umanità. «Umanità che spesso, in questi tempi, è venuta a mancare. Per chi ha fede ci sono dei passaggi dell’esistenza nei quali, non solo il conforto religioso deve essere favorito ma non può essere impedito». L’interpellanza della deputata ha una valenza etica, tanto più in questo tempo confuso e incerto. «Ho sempre creduto che, nonostante l’imperversare della pandemia, si dovesse salvaguardare quanto è di più sacro per l’uomo. Il momento del trapasso è uno di questi: non è pensabile che, dopo aver sofferto tanto, si possa morire da soli. Io – dice Lapia – in Parlamento, ho dato voce ai pazienti terminali, da sempre al centro del mio impiego politico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes