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«Aziende sospese in zona gialla»

«Aziende sospese in zona gialla»

La Confesercenti Nuoro-Ogliastra: troppe ordinanze dei sindaci, siamo senza alcun ristoro

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NUORO. «Siamo consapevoli che la situazione di emergenza venutasi a determinare richieda un’assunzione generalizzata di responsabilità individuale e sociale, ma la scelta di far chiudere proprio gli spazi dove le situazioni di pericolo conseguenti alle possibilità di assembramento possono essere più facilmente disciplinate e orientate, ci lascia a dir poco perplessi». La Confesercenti Nuoro-Ogliastra non si capacita. «Ormai si moltiplicano incontrollate le ordinanze dei sindaci che dispongono la chiusura a seconda dei casi di pubblici esercizi, attività commerciali e di servizio alla persona, Orani, Fonni, Oliena, Ovodda… » sottolineano in coro Roberto Cadeddu e Gian Battista Piana, rispettivamente presidente e direttore dell’associazione di categoria.

«L’alternativa alla possibilità di potersi ritrovare all’interno di luoghi dove sarebbe agevole il rispetto puntuale delle regole, infatti, sarebbe il caos rappresentato dagli assembramenti spontanei ed incontrollati che necessariamente andrebbero a crearsi in piazze, strade o ancor peggio all’interno di abitazioni private dove spesso si continua a fare di tutto e di più. Queste sono situazioni che tutti conoscono – rimarcano Cadeddu e Piana –, che tutti accettano e spesso assecondano, salvo poi giustificare con molta ipocrisia decisioni che penalizzano i soliti noti». Secondo i vertici della Confesercenti nuorose-ogliastrina «queste decisioni non sostenute da conoscenze che abbiano un minimo di evidenza scientifica, sembrano ispirate più dall’incapacità di procedere a controlli che vadano a richiamare il puntuale rispetto delle regole e quindi sanzionare eventuali responsabilità individuali, che da motivazioni oggettive di effettivo contrasto al rischio epidemiologico che secondo la logica che ispira queste ordinanze sarebbe una questione di esclusivo riferimento delle attività commerciali». «Crediamo che le regole, per essere condivise e accettate, dovrebbero essere ispirate da logiche comprensibili ed evidenti soprattutto in relazione all’effettivo rischio di contagio che nelle diverse situazioni potrebbe verificarsi». «Così non ci sembra, invece – insistono il presidente e il direttore Confesercenti –; si continua troppo facilmente a sacrificare senza nessuna conoscenza a monte che abbia un minimo di evidenza scientifica, le categorie che più di tutte hanno già pagato un prezzo altissimo in nome di un generico “interesse generale”. Non possiamo accettare che si arrivi come oramai avviene da più parti a catalogare le attività economiche tra buone e cattive, tra essenziali e non. L’attività di ristorante piuttosto che quella da parrucchiera potrebbero essere considerate non essenziali da taluni ma sono sicuramente essenziali e vitali per chi ci lavora e in quelle attività trova il sostentamento per le proprie famiglie. Inoltre, cosa non da poco, lo Stato non prevede ristori per le attività “sospese” dai sindaci in “zona gialla” di conseguenza i comuni dovrebbero trovare le risorse per aiutare le imprese coinvolte; aiuti che dovrebbero coprire oltre alle spese fisse (es. affitti, salari e utenze varie), il mancato guadagno da quantificare in relazione al periodo di chiusura disposto».



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