Pred’Istrada accende il Natale
di Valeria Gianoglio
I residenti incaricano due fabbri per un albero di 3 metri in ferro: «Covid o meno, noi non molliamo»
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NUORO. «Covid o non Covid, noi non molliamo, perché abbiamo bisogno di segnali e simboli di speranza, in questo periodaccio. E l’albero di Natale, quest’anno, siamo riusciti a farlo lo stesso. Anzi, grazie alla generosità di due fabbri residenti in vicinato, siamo riusciti a piazzarne uno perenne, realizzato in ferro, che potrà essere riutilizzato pure nei prossimi anni». Il primo vero simbolo del Natale 2020, tra le strade di Nuoro, non compare tra le vie piene di vetrine o in mezzo alle bancarelle dei regali, ma nel cuore del quartiere che più periferico non si può. Il rione di Pred’Istrada, come tanti altri nel capoluogo barbaricino, fa ancora i conti con i contagi, le quarantene, gli isolamenti fiduciari o meno, la spesa a domicilio oppure lasciata davanti al pianerottolo da qualche vicino generoso. E fa i conti, purtroppo, anche con qualche residente che non c’è più: che è morto per il Covid o che ne ha patito conseguenze pesanti. Ma a Pred’Istrada, al destino avverso e alle fasi complicate della storia, sono abituati a reagire.
Così, nei giorni scorsi, succede che un residente del rione, nonché attivo componente dell’associazione spontanea del quartiere, Gigi Flore, davanti al parchetto verde messo su dalla stessa associazione alcuni anni fa, venga pervaso da un misto di nostalgia insieme a una punta di tristezza. «Ho pensato – racconta a posteriori – che quest’anno sarebbe stato davvero triste, passarlo senza avere l’albero di Natale che abbiamo sempre fatto nel parchetto. E pazienza se per via del Covid non avremo la tradizionale festa o un momento di ritrovo in piazza, ma l’albero, mi sono detto, almeno l’albero lo dobbiamo fare». Ecco, dunque, almeno l’albero. E in quell’”almeno”, in realtà, si nasconde un tenace tentativo di non arrendersi agli eventi e alla pandemia. Il maledetto virus ci ha tolto le feste nella maniera consueta, dicono a Pred’Istrada: ok, ma l’albero no. Almeno quello ci sarà. Ed è proprio per questa desiderio caparbio di normalità che Gigi Flore, qualche giorno fa, si dirige da due fabbri del rione, Giovanni e Antonio Sale, padre e figlio, e chiede loro se possono dargli una mano a realizzare un albero in ferro, vista la difficoltà, quest’anno, di averne uno tramite i soliti canali forestali. E i due esperti artigiani non si sono persi in chiacchiere e ne hanno realizzato uno alto tre metri – più la base – più o meno nell’arco di una sera e di una mattina. Il resto è storia delle ultime ore: l’albero in ferro che si accende e un intero rione che lo saluta come segno di speranza. «Un grande ringraziamento a Giovanni e Antonio Sale per la loro grande maestria e generosità che li contraddistingue da sempre – dice Gigi Flore – ancora una volta il loro aiuto è stato fondamentale per la realizzazione di un progetto per Preda ’e istrada, in particolare per il nostro parchetto, per i nostri bambini, donandoci un albero di Natale perenne fatto con le loro mani, in modo tale da non dover ogni anno reciderne uno nuovo. Cerchiamo di rendere questo Natale un po’ più sereno, anche se sarà tanto difficile, per alcune famiglie più di altre purtroppo, ma quest'albero vuol essere un simbolo di speranza per tutti e un augurio di tornare il prima possibile a una parvenza di normalità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Così, nei giorni scorsi, succede che un residente del rione, nonché attivo componente dell’associazione spontanea del quartiere, Gigi Flore, davanti al parchetto verde messo su dalla stessa associazione alcuni anni fa, venga pervaso da un misto di nostalgia insieme a una punta di tristezza. «Ho pensato – racconta a posteriori – che quest’anno sarebbe stato davvero triste, passarlo senza avere l’albero di Natale che abbiamo sempre fatto nel parchetto. E pazienza se per via del Covid non avremo la tradizionale festa o un momento di ritrovo in piazza, ma l’albero, mi sono detto, almeno l’albero lo dobbiamo fare». Ecco, dunque, almeno l’albero. E in quell’”almeno”, in realtà, si nasconde un tenace tentativo di non arrendersi agli eventi e alla pandemia. Il maledetto virus ci ha tolto le feste nella maniera consueta, dicono a Pred’Istrada: ok, ma l’albero no. Almeno quello ci sarà. Ed è proprio per questa desiderio caparbio di normalità che Gigi Flore, qualche giorno fa, si dirige da due fabbri del rione, Giovanni e Antonio Sale, padre e figlio, e chiede loro se possono dargli una mano a realizzare un albero in ferro, vista la difficoltà, quest’anno, di averne uno tramite i soliti canali forestali. E i due esperti artigiani non si sono persi in chiacchiere e ne hanno realizzato uno alto tre metri – più la base – più o meno nell’arco di una sera e di una mattina. Il resto è storia delle ultime ore: l’albero in ferro che si accende e un intero rione che lo saluta come segno di speranza. «Un grande ringraziamento a Giovanni e Antonio Sale per la loro grande maestria e generosità che li contraddistingue da sempre – dice Gigi Flore – ancora una volta il loro aiuto è stato fondamentale per la realizzazione di un progetto per Preda ’e istrada, in particolare per il nostro parchetto, per i nostri bambini, donandoci un albero di Natale perenne fatto con le loro mani, in modo tale da non dover ogni anno reciderne uno nuovo. Cerchiamo di rendere questo Natale un po’ più sereno, anche se sarà tanto difficile, per alcune famiglie più di altre purtroppo, ma quest'albero vuol essere un simbolo di speranza per tutti e un augurio di tornare il prima possibile a una parvenza di normalità».
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