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Nuoro

«Azienda allagata, un altro disastro annunciato»

di Alessandro Mele
«Azienda allagata, un altro disastro annunciato»

Galtellì, i titolari della San Martino: esondazione Sologo prevedibile. Tanti solleciti, nessun intervento

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GALTELLÌ. «La forza della natura non aspetta i ritardi della burocrazia e delle istituzioni». A denunciare l’immobilità di Provincia e Regione rispetto al tema della prevenzione in caso di calamità naturali, sono Paolo e Alessandro Guiso, titolari dell’azienda agricola “San Martino”. Le piogge intense dei giorni scorsi hanno inondato ancora una volta, dopo il ciclone Cleopatra del 2013, l’azienda in agro di Galtellì a causa della mancanza delle misure di sicurezza, richieste e ancora da attuare, per rendere inoffensivo il fiume Sologo. «Per la seconda volta nel giro di sette anni i danni subiti sono ingenti – spiegano i due imprenditori – e non solo in termini economici ma anche e soprattutto di carattere strutturale. Il fiume Sologo, che confina con la nostra azienda agricola, è uscito ancora una volta dal suo alveo sommergendo i campi circostanti». Tanti i solleciti, poco o nulla i provvedimenti presi da chi di dovere: «Anche nel 2018 – raccontano ancora Paolo e Alessandro Guiso – abbiamo protocollato due pec concernenti questa gravissima situazione di prevedibile pericolo che infatti, dopo soli 7 anni, si è verificata nuovamente in modo identico a causa della inerzia e della totale inefficienza della Regione e della Provincia. Quest’ultima, in sette anni non è stata in grado, nonostante la pervenuta richiesta ufficiale, di fare semplici lavori di pulizia dell’alveo del fiume dalle numerose piante e dal pietrame e detriti accumulati che, in molti tratti, lo occludono totalmente. Anche il Comune di Galtellì, che ne avrebbe la competenza territoriale, non è intervenuto se non nel tratto del fiume adiacente al paese». Occorrono provvedimenti immediati: «Per la seconda volta – proseguono i titolari dell’azienda “San Martino” – ci troviamo a fare la conta dei danni e siccome va individuato chi è colpevole di inadempienza, ci rivolgeremo alla Procura della Repubblica. La nostra azienda, che dà occupazione a diverse persone, dopo aver subito nel 2013 danni per centinaia di migliaia di euro, si trova nuovamente nella stessa drammatica situazione. Questi lavori – dicono ancora i Guiso – sarebbero costati al più qualche decina di migliaia di euro. In questi anni siamo stati più volte in Provincia per rappresentare lo stato di pericolo, abbiamo anche fatto nel settembre 2018 un sopralluogo con alcuni loro funzionari, riscontrando chiaramente che l’alveo in realtà è una vera e propria foresta di piante e legname vario e per giunta in alcuni punti è occluso dal pietrame e dai detriti accumulatisi anche nella precedente alluvione. Ad oggi niente è stato fatto. Dobbiamo aspettare un’altra catastrofe? Siamo del parere di no».

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