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Nuoro

Natale da asporto in città: la delusione dei ristoratori

di Kety Sanna
Natale da asporto in città: la delusione dei ristoratori

Il nuovo Dpcm ha cancellato la programmazione di fine anno iniziata mesi fa «Si poteva pensare di chiudere a novembre per salvare queste giornate»

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NUORO. La notizia di un nuovo lockdown era nell’aria e alla fine le temute restrizioni sono arrivate. Anche i ristoratori di Nuoro, già tramortiti dalla prima ondata della pandemia, che da mesi si preparavano per le festività di fine anno, ora dovranno fare i conti con un nuovo stop che va a pesare sulle loro casse, causando perdite ed enormi sprechi. Dicembre, infatti, per il settore è il mese in cui si incrementa il fatturato di tutto l’anno, ma questo 2020 iniziato male e finito peggio, sembra non voler dare tregua. Così agli operatori che ancora una volta si sentono beffati perché chiamati a chiudere in questi giorni di festa, non resta che rimboccarsi le maniche e affrontare l’ennesima situazione di disagio.

«In tanti avevano prenotato per il giorno di Natale ma l’ultimo decreto ci ha imposto la chiusura – dice Silverio Nanu del ristorante “Il Rifugio”–. Cercheremo di convertire tutto in attività da asporto che abbiamo sempre fatto anche in passato. Quest’anno però abbiamo solo questa alternativa per poter lavorare. Perderemo giornate importanti, perché durante le feste tutti in città lavoriamo di più. In questo momento non è facile – aggiunge il ristoratore – ma spero serva almeno a qualcosa. In parte posso anche essere d’accordo sulla chiusura proprio per far capire ai giovani quanto importante sia evitare gli assembramenti. Se riusciamo ad arginare adesso il problema, magari dopo le feste potremo riprenderci le nostre vite. Certo, l’economia verrà penalizzata e non farebbe male anche alla nostra categoria se si decidesse di abbassare le tasse o dilazionare le spese per darci la possibilità di riprenderci».

Graziano Ladu, titolare del ristorante “Il Portico”, non ha dubbi sul fatto che questo in arrivò sarà un Natale triste per tutti. «Per noi in particolare, è un periodo cardine, un mese chiave per l’economia del comparto. Nel nostro caso che lavoriamo con 40/50 persone, effettuando l’asporto probabilmente guadagneremo di più. Ma non è questo il lavoro che ci interessa. A noi – sottolinea – piace fare accoglienza a casa nostra, vogliamo curare i nostri clienti. Quest’anno è andata così; servirà a bilanciare un mese che doveva essere altra cosa».

La programmazione delle festività per i ristoratori era iniziata da tempo e questa ennesima chiusura ha mandato in fumo tutto. «Aprire o chiudere un ristorante non è come per le altre attività – aggiunge Egidia Carta, titolare insieme al marito del locale “Montiblu” –. Perdere il Natale è un danno altissimo anche se si cercherà di convertire le prenotazioni ai tavoli con le consegne a domicilio. Certo – sottolinea l’imprenditrice – se dobbiamo scegliere tra il lavoro e la vita si sceglie la vita, ma penso che forse sarebbe stato meglio chiudere a novembre per salvare questi ultimi giornate particolari di lavoro».

Dello stesso tenore l’intervento di Franco Fenu, titolare del ristorante “Ciusa” che aggiunge: «Le limitazioni erano prevedibili anche se penso si dovesse tenere conto delle diverse zone e applicare misure adeguate. Qui non siamo a Milano o in altre grandi città, per noi il super affollamento non c’è mai stato. Per ora i tavoli che venivano prenotati gli anni scorsi ancora non sono stati confermati, c’è molta paura, perciò non sappiamo se i clienti chiederanno servizi alternativi. Siamo pronti ad attivare il servizio d’asporto».

Pochi dubbi, infine, sul menù: concessa qualche piccola variante, ma i piatti saranno quelli classici della tradizione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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