Siniscola, l’anno si chiude con un calo dei residenti
di Mauro Piredda
Sessantacinque abitanti in meno rispetto al 2019, per un totale di 11.287 Diminuiscono anche i matrimoni. Farris: «Il Covid ha inciso su tanti aspetti»
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SINISCOLA. Il capoluogo altobaroniese è uno dei centri più popolosi della fascia costiera. In provincia è secondo solo a Nuoro, segue Macomer. Ma il numero dei residenti cala anche quest’anno, e ormai da un quinquennio; lo stracitato effetto ciambella che indica trend demografici a tutto vantaggio dei centri litoranei (e a discapito dell’entroterra isolano), parrebbe non avere cittadinanza a Siniscola. Certo, prima ancora delle statistiche bisognerebbe dare uno sguardo alle case vuote sparse nel centro abitato, soprattutto nel centro storico, per farsi un’idea. Ma i numeri hanno la testa dura, e quelli che sono stati letti nelle parrocchie durante il Te Deum di San Silvestro (inviati ai parroci di Siniscola, La Caletta e Santa Lucia il 28 dicembre dal responsabile dell’ufficio anagrafe) impongono una riflessione agli attori della politica locale, anche in vista delle imminenti elezioni comunali previste per la fine della primavera.
Sebbene il calo attuale sia minore rispetto a quello del 2019, per l’anno appena lasciato alle spalle abbiamo una popolazione residente pari a 11.287 unità a fronte di un dato iniziale di 11.352 persone. Il saldo negativo totale del 2020 è quindi di 65 unità (92 nel 2019). Negativo anche il saldo tra nati e morti quest’anno (89 contro 143) e quello relativo ai processi migratori: gli immigrati sono 184 mentre gli emigrati sono 195. Anche qui il calo è meno vistoso rispetto al 2019, quando gli immigrati arrivati a stabilirsi nella cittadina erano stati 165 mentre le partenze toccavano quota 234. Ma il fenomeno che persiste da l’idea della crisi che ancora investe il tessuto sociale ed economico della realtà cittadina e delle frazioni. Siniscola attualmente vanta quasi 2mila emigrati all’estero (1.956 per la precisione). Sempre rispetto al 2019 Siniscola centro perde 70 persone (da 8.770 a 8.700).
In calo anche i matrimoni, anche per ovvi motivi legati a una pandemia che dappertutto sta facendo rinviare promesse d’amore eterno: se nel 2019 le coppie sposate erano 43 (32 con rito religioso), nel 2020 abbiamo soltanto 18 sì (dei quali 13 con rito civile). Ma il covid non ha inciso soltanto sui matrimoni. «Troppe persone – afferma il sindaco Gian Luigi Farris – ci hanno lasciato dopo aver contratto il virus». Se nel 2019 i deceduti totali erano 106 (16 in più rispetto al 2018), i 143 del 2020 possono dare un'idea. E le complicazioni da covid riguardano anche le prospettive economiche. «Temo che diverse aziende chiuderanno i battenti – conclude Farris –. Non è facile reggere l'urto di questa pandemia, i costi sono tanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sebbene il calo attuale sia minore rispetto a quello del 2019, per l’anno appena lasciato alle spalle abbiamo una popolazione residente pari a 11.287 unità a fronte di un dato iniziale di 11.352 persone. Il saldo negativo totale del 2020 è quindi di 65 unità (92 nel 2019). Negativo anche il saldo tra nati e morti quest’anno (89 contro 143) e quello relativo ai processi migratori: gli immigrati sono 184 mentre gli emigrati sono 195. Anche qui il calo è meno vistoso rispetto al 2019, quando gli immigrati arrivati a stabilirsi nella cittadina erano stati 165 mentre le partenze toccavano quota 234. Ma il fenomeno che persiste da l’idea della crisi che ancora investe il tessuto sociale ed economico della realtà cittadina e delle frazioni. Siniscola attualmente vanta quasi 2mila emigrati all’estero (1.956 per la precisione). Sempre rispetto al 2019 Siniscola centro perde 70 persone (da 8.770 a 8.700).
In calo anche i matrimoni, anche per ovvi motivi legati a una pandemia che dappertutto sta facendo rinviare promesse d’amore eterno: se nel 2019 le coppie sposate erano 43 (32 con rito religioso), nel 2020 abbiamo soltanto 18 sì (dei quali 13 con rito civile). Ma il covid non ha inciso soltanto sui matrimoni. «Troppe persone – afferma il sindaco Gian Luigi Farris – ci hanno lasciato dopo aver contratto il virus». Se nel 2019 i deceduti totali erano 106 (16 in più rispetto al 2018), i 143 del 2020 possono dare un'idea. E le complicazioni da covid riguardano anche le prospettive economiche. «Temo che diverse aziende chiuderanno i battenti – conclude Farris –. Non è facile reggere l'urto di questa pandemia, i costi sono tanti».
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