L’isola segreta nei racconti popolari
Un nuovo libro bilingue di Mariuccia Gattu Soddu raccoglie storie e leggende
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NUORO. Dalla storia di “Idebona e Idemala” a su contu de “Sa monza ’e Rosseddhu”: è mastra Mariuccia Gattu Soddu che ancora una volta mette nero su bianco e conquista i lettori con il suo stile letterario diretto e immediato, sia quando scrive in orunese, sua lingua materna, sia quando scrive o rielabora in italiano. Dopo diverse prove d’autrice, tutte superate alla grande, Mariuccia Gattu Soddu torna infatti in libreria con un nuovo volume, “Sardegna nella fantasia. Orune tra realtà e immaginazione. Storie, leggende e fiabe”, uscito la scorsa estate per i tipo di TraccePerLaMeta edizioni. Maestra elementare in pensione, classe 1936, nata a Orune e da una vita residente a Nuoro, Mariuccia Gattu Soddu continua così a raccogliere e riproporre il patrimonio orale della tradizione popolare. Storie e storie ancora, tramandate di madre in figlia, di nonna in nipote, che rischiano di andare perse per sempre se non vengono immortalate sulla carta stampata. Anche questo nuovo libro bilingue di mastra Mariuccia diventa così una antologia di racconti che nascondono un tesoro di inestimabile valore: il lessico usato nella versione orunese, prima di tutto, rigoroso e antico, dà forma a un vocabolario tutto da riscoprire; gli usi e costumi e gli scenari descritti, come pure i protagonisti, raccontano uno spaccato antropologia del centro Sardegna ormai andato e che affonda le proprie radici su un passato davvero lontano, che risale addirittura al periodo nuragico, spesso anche al neolitico. Tant’è vero che l’autrice del libro è allo stesso tempo sia scrittrice sia saggista che sa andare nelle profondità di una società ormai stravolta. Questo viene fuori leggendo “Sa zieddha ’e sa cascia”, “La vecchia della cassapanca”. “Su bannidu mannu”, “Trizzar d’oro”, “Treicheddhu”, “Sa bitelleddha corror d’oro”, “Caterinetta”, “Su prad’a Cacciari” e “Sa contascia ’e sar gattos” sono gli altri capitoli di una enciclopedia sempre aperta alla meraviglia delle voce viva di un popolo in cammino. «Come le storie cantate da Omero», sottolinea nella prefazione Sergio Soddu. (l.p.)
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