La Nuova Sardegna

Nuoro

La Barbagia adotta Mamadou

di Valeria Gianoglio
La Barbagia adotta Mamadou

Il giovane della Guinea non vuole un tetto. E i nuoresi gli piazzano una tenda e lo riempiono di doni

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NUORO. Mamadou non ne vuole sapere. Non vuole case, né stanze d’albergo, non chiede un tetto stabile sopra la testa, e nemmeno, quantomeno per ora, la certezza di un pasto caldo. Ma al massimo qualche parola, un sorriso, un panino da sbocconcellare, il verde di Baddemanna davanti agli occhi, ripensando magari ai tramonti infiniti della sua Africa. Mamadou sogna solo una cosa: il permesso di soggiorno. Un pezzo di carta che finalmente possa attestare la sua permanenza certa e con tutti i crismi nella Sardegna che alcuni anni fa lo ha accolto, dopo la sua partenza dalla natìa Guinea e un approdo temporaneo in Sicilia. Erano i tempi del temibile Ebola e chi avrebbe mai potuto immaginare che dopo qualche anno un altro virus spaventoso avrebbe sconvolto pure il resto del mondo riducendolo a restrizioni, mascherine, morti e dolore. Ma anche speranze, resistenza e vaccini.

Mamadou non ne vuole sapere, ma i nuoresi sono più tenaci di lui e se Mamadou non va alla casa, è la casa che va da Mamadou sotto forma di una tenda azzurra come il cielo, che un nuorese generoso ha montato per lui sotto il belvedere di via Aspromonte, a pochi passi dalla Madonnina, mentre altri volenterosi residenti hanno inondato il giovane di cibarie, frutta fresca, coperte, bevande calde, e tanti abbracci. Succede in questi giorni di festa, di zone rosse, arancioni e gialle. Succede che tra le strade del capoluogo barbaricino si mobiliti ancora una volta il gran cuore dei nuoresi. E lo faccia, come sempre, in silenzio, senza sbandierare nulla, ma con la sobria naturalezza di chi di fronte a un momento evidente di difficoltà fa tutto il possibile per dare una mano. Perché «qui da noi – come spiega l’assessora ai Servizi sociali, Fausta Moroni – per fortuna non siamo abituati a vedere persone che dormono per strada. Qui da noi, per fortuna, resiste da sempre un grande spirito di comunità che porta chiunque a dare una mano all’altro, soprattutto se lo vede dormire all’addiaccio». Ecco, è andata proprio così, anche per la storia di Mamadou.

Tutto comincia, o meglio arriva alle orecchie del Comune, lo scorso primo gennaio. «Quella mattina – racconta ancora l’assessora Moroni – mi squilla il telefono e un amico mi segnala che davanti al Mulino Gallisay da alcuni giorni c’era un giovane africano che stazionava e che sembrava in difficoltà. Ovviamente mi sono mossa subito per cercare di trovarlo e per farlo assistere. Così ho contattato le assistenti sociali del Comune, ma anche la Caritas, e da lì abbiamo cercato di muoverci per riuscire a trovare il giovane che ci avevano segnalato».

Ma la ricerca non si rivela affatto facile: Mamadou, infatti, non è tipo che ama stare per troppo tempo in un luogo e in quei giorni faceva spesso la spola dal Mulino Gallisay al belvedere della Madonnina, o per le vie limitrofe.

E poi, oltre al discorso spostamenti, Mamadou evidentemente sta attraversando un momento complicato della sua vita travagliata: una fase nella quale rifiuta un tetto stabile, una stanza d’albergo che più volte gli è stata offerta, e solo ogni tanto accetta la straordinaria generosità di un abitante di Sarule che da tempo gli ha dato un lavoro nella sua azienda agricola e gli ha messo a disposizione persino una casa nella quale vivere. Ma Mamadou ringrazia, ma forse, ora, non ha che un pensiero per la testa: avere quel sudato permesso di soggiorno. E per ottenerlo gli manca appena un tanto così, come ricordano gli amici dell’associazione Migrantes che lo assistono sin dal primo momento. «La pratica è all’ufficio provinciale del lavoro – spiegano – e dovrebbe mancare poco perché venga completata e speriamo che il percorso si possa concludere al più presto». Ma nell’attesa Mamadou non è rimasto solo. Pur rispettando la sua voglia di restare libero, e il suo rifiuto di andare in una stanza d’albergo, i nuoresi non gli hanno fatto davvero mancare nulla. «C’è stata una mobilitazione straordinaria da parte di cittadini, associazioni e Comune – spiega ancora l’assessora Moroni – e questa è davvero la notizia più bella di questo inizio anno: la generosità da noi non si è mai fermata, nonostante il Covid».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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