Violenza sessuale a scuola: risarcimento dal ministero
di Simonetta Selloni
ll caso di un ragazzo del Nuorese sul quale un bidello aveva commesso abusi Sancito il principio di responsabilità dell’istituzione cui vengono affidati gli alunni
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Il ministero dell’Istruzione dovrà risarcire, quale responsabile civile, un ragazzino che subì abusi sessuali da parte di uno dei bidelli della scuola che frequentava, in un centro della provincia di Nuoro. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Sassari (Maria Teresa Lupinu presidente, Maria Grixoni e Marina Capitta giudici), accogliendo il ricorso dell’avvocata Monica Macciotta, legale di parte civile per il ragazzo, che già aveva posto la questione in primo grado. Gli abusi risalgono al 2013, e vennero commessi dentro la scuola, durante una attività didattica che si svolgeva al pomeriggio. Il bidello aveva attirato l’attenzione del ragazzo, facendo in modo che lo seguisse in un locale dell’istituto e lì, dopo aver chiuso la porta a chiave, lo aveva abbracciato e baciato. Il ragazzino aveva subito denunciato il fatto ai suoi genitori.
Ne era seguito il processo. Il tribunale di Nuoro, però, nel 2017, aveva sì condannato il bidello (a un anno e otto mesi); ma non aveva ritenuto che il ministero dovesse essere chiamato a risarcire quale responsabile civile. Secondo i giudici di primo grado infatti la pubblica amministrazione deve essere ritenuta civilmente responsabile dei reati commessi dai suoi dipendenti, solo quando la condotta di questi esuli totalmente e in modo imprevedibile dai loro compiti istituzionali. E in effetti non si può certo ritenere che una violenza sessuale possa in alcun modo rientrare nei compiti istituzionali del bidello: ma sicuramente la sua mansione gliene aveva dato l’occasione, visto che è in capo ai bidelli l’accoglienza, sorveglianza e vigilanza degli alunni, come recita il contratto nazionale della categoria.
Ciò che la Corte d’appello di Sassari ha stabilito(confermando anche la condanna) è peraltro un principio di responsabilità in capo alla scuola e di conseguenza del ministero dell’Istruzione, e ha a che fare con l’obbligo dell’istituzione e di tutte le sue componenti di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità degli allievi. Nessun genitore può pensare di affidare i propri figli alla scuola pensando che dentro le aule possano accadere fatti diversi da quelli normali: lezioni, spiegazioni, interrogazioni, attività educative e di approfondimento.
Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza (deposito tra 90 giorni), ma tra i motivi d’appello presentati dall’avvocata Macciotta un riguardo particolare è stato riservato proprio alle circostanze della violenza: “L’imputato ha palesemente sfruttato le proprie mansioni ed il proprio ruolo per commettere il reato che altrimenti non avrebbe potuto certo compiere con quelle modalità e con tanta facilità, poiché il ragazzo è andato con lui in perfetta buona fede confidando che questi stesse adempiendo ad un compito proprio del suo lavoro di bidello, quale quello di trasportare materiale occorrente per l’attività scolastica che si stava svolgendo”. Finora, il ministero dell’Istruzione è stato chiamato a risarcire in quanto responsabile civile, nei casi di maltrattamenti di piccoli allievi o situazioni di pericolo legate alla presenza di estranei autorizzati (magari per l’esecuzione di lavori) nei locali scolastici.
Questa sentenza sembra ribadire ancora una volta quanto sia alta la soglia di attenzione che lo Stato – in questo caso una sua istituzione, ossia la scuola – debba mantenere quando gli vengono affidati in custodia i cittadini. A maggior ragione i ragazzi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ne era seguito il processo. Il tribunale di Nuoro, però, nel 2017, aveva sì condannato il bidello (a un anno e otto mesi); ma non aveva ritenuto che il ministero dovesse essere chiamato a risarcire quale responsabile civile. Secondo i giudici di primo grado infatti la pubblica amministrazione deve essere ritenuta civilmente responsabile dei reati commessi dai suoi dipendenti, solo quando la condotta di questi esuli totalmente e in modo imprevedibile dai loro compiti istituzionali. E in effetti non si può certo ritenere che una violenza sessuale possa in alcun modo rientrare nei compiti istituzionali del bidello: ma sicuramente la sua mansione gliene aveva dato l’occasione, visto che è in capo ai bidelli l’accoglienza, sorveglianza e vigilanza degli alunni, come recita il contratto nazionale della categoria.
Ciò che la Corte d’appello di Sassari ha stabilito(confermando anche la condanna) è peraltro un principio di responsabilità in capo alla scuola e di conseguenza del ministero dell’Istruzione, e ha a che fare con l’obbligo dell’istituzione e di tutte le sue componenti di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità degli allievi. Nessun genitore può pensare di affidare i propri figli alla scuola pensando che dentro le aule possano accadere fatti diversi da quelli normali: lezioni, spiegazioni, interrogazioni, attività educative e di approfondimento.
Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza (deposito tra 90 giorni), ma tra i motivi d’appello presentati dall’avvocata Macciotta un riguardo particolare è stato riservato proprio alle circostanze della violenza: “L’imputato ha palesemente sfruttato le proprie mansioni ed il proprio ruolo per commettere il reato che altrimenti non avrebbe potuto certo compiere con quelle modalità e con tanta facilità, poiché il ragazzo è andato con lui in perfetta buona fede confidando che questi stesse adempiendo ad un compito proprio del suo lavoro di bidello, quale quello di trasportare materiale occorrente per l’attività scolastica che si stava svolgendo”. Finora, il ministero dell’Istruzione è stato chiamato a risarcire in quanto responsabile civile, nei casi di maltrattamenti di piccoli allievi o situazioni di pericolo legate alla presenza di estranei autorizzati (magari per l’esecuzione di lavori) nei locali scolastici.
Questa sentenza sembra ribadire ancora una volta quanto sia alta la soglia di attenzione che lo Stato – in questo caso una sua istituzione, ossia la scuola – debba mantenere quando gli vengono affidati in custodia i cittadini. A maggior ragione i ragazzi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
