Nuoro, all'ospedale San Francesco chiusa anche la Nefrologia

I medici non bastano. Per i ricoveri: Sassari o Cagliari. Garantite solo dialisi e urgenze ma saltano visite e prevenzione

NUORO. Chiuso dallo scorso 19 ottobre per carenza di medici, e senza nemmeno far troppo rumore. Senza che nessuno scendesse in piazza per difenderlo, senza interrogazioni, mozioni, prese di posizione e denunce. E poi il bubbone che scoppia in questi giorni di gennaio inoltrato: dal 15 di questo mese, infatti, i pochi specialisti rimasti a Nuoro hanno per giunta in carico anche i pazienti dell’ospedale di Sorgono, visto che il medico che fino a quella data li seguiva si è dimesso per prendere servizio a Cuneo dove ha vinto un concorso.

È un destino triste e silenzioso quello che finora ha accompagnato il reparto di Nefrologia dell’ospedale San Francesco. Un servizio di prim’ordine che fino a poco prima della pandemia – e della rivoluzione Covid che ha dato il colpo di grazia all’ospedale nuorese spolpandolo di tutte le sue eccellenze tra mille tagli, promesse, toppe momentanee e voragini croniche – era il terzo reparto presente in Sardegna e l’unico, per l’Ats. L’unico della sanità pubblica nell’isola, insomma, perché gli altri due sono al Brotzu di Cagliari e all’azienda universitaria di Sassari. Aveva sei posti letto e funzionava 24 ore su 24, il reparto di Nefrologia del San Francesco, e ogni anno eseguiva circa 1000 trattamenti depurativi, continui e intermittenti, faceva diagnosi attraverso le biopsie renali, e seguiva tanti pazienti, anche da altre province, nelle loro terapie. Ha 90 pazienti in emodialisi cronica, 25 in dialisi peritoneale e 70 circa in pre-dialisi.

Ma non solo. Avere un reparto aperto e funzionante, come ricordano gli specialisti, «consentiva il ricovero di tutti i pazienti con accesso vascolare multifunzionante in attesa di rivascolarizzazione e posizionamento di un catetere venoso centrale permanente». Termini tecnici ma che in parole molto povere significano una sola cosa: senza reparto, con il reparto chiuso, manca anche la possibilità di sottoporre i pazienti a trattamenti preziosi, e senza quelli i pazienti non possono ricevere una terapia salvavita come la dialisi.

E ora? O meglio, dallo scorso 19 ottobre, giorno della chiusura del reparto? È tutto tristemente molto semplice: in mancanza di posti letto a Nuoro, i pazienti nefropatici che hanno necessità di ricovero devono attendere con pazienza che si liberi un posto letto a Sassari o a Cagliari. Attualmente i sette specialisti di Nefrologia (ma uno deve coprire il ruolo di primario facente funzioni) rimasti al San Francesco si occupano del centro di emodialisi e dialisi peritoneale per i pazienti cronici, delle urgenze dialitiche e del trattamento dialitico per i pazienti Covid. Ma con il reparto chiuso e con la scarsità di risorse umane, è la prevenzione che non si riesce più a seguire: sono le visite periodiche e i trattamenti che se fatti con regolarità evitano il ricorso alla dialisi. Di visite periodiche puntuali, svolte ogni 30-40 giorni, ad esempio, hanno bisogno i 70 pazienti in pre-dialisi in carico finora al San Francesco. E le devono fare per evitare o ritardare il più possibile di arrivare alla dialisi. Ma con il reparto di Nefrologia chiuso e con i medici ridotti al lumicino, ora saltano anche quelle. Saltano i controlli nell’ambulatorio nefrologico, chiuso da tre mesi. Idem le visite ai 30 pazienti trapiantati, in attesa di rivalutazione. Un vero disastro che si aggiunge ai problemi cronici di altri reparti e settori del San Francesco..

Un tempo neanche troppo lontano le visite ambulatoriali nefrologiche a Nuoro erano 3500 all’anno. Poi, dal 2012, comincia il lento tracollo e si passa da 11 medici a 7. Ed è proprio nel 2012 che nell’Asl di Nuoro furono soppresse le strutture semplici di Nefrologia e venne creata una “rete nefrologica” composta da cinque centri: uno centrale, Nuoro, e altri quattro periferici: Sorgono, Siniscola, Macomer e Dorgali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes