“Mamme fuori mercato”: la rivincita della regista nuorese Pj Gambioli
Francesco Pirisi
Dagli esordi professionali nella città natale alle produzioni di Rimini, dove ora vive. Le donne e il lavoro sono il tema centrale del film e del nuovo tour della regista
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NUORO. Le donne e il lavoro, difficoltà di coesistenza e spinte perché l’equilibrio sia sempre di più al femminile. L’argomento dovrebbe tornare in scena la prossima estate con il nuovo tour di “Mamme fuori mercato”, il film della regista di Nuoro, Pj Gambioli. «Siamo in lizza nella gara della Fondazione di Sardegna – dice Pj – con un programma di 14 tappe, in altrettanti comuni sardi». Nel settembre scorso l’ultimo tour nell’isola. La formula è stata quella di affiancare al film il “talk”, con uno scambio di impressioni tra la regista, la responsabile di produzione, Monia Cappiello, e la platea di donne, protagoniste a partire dal tema del racconto: «Il dibattito nato nelle diverse piazze – spiega Pj Gambioli – è stato la sorpresa. Tante le spettatrici che sono intervenute e raccontato la loro esperienza tra maternità e lavoro». Pj Gambioli ha l’orgoglio di dire che qualche piccolo caso è stato risolto: «Ci scrivono donne presenti agli eventi, per dirci che si sono confrontate con dirigenti e amministratori civici e hanno trovato delle soluzioni». In principio è stato, dunque, il film, diventato occasione per la discussione. Ancora meglio quando la mente è una donna, Pj, appunto. A Nuoro ha avuto i natali, anche professionali, e da alcuni anni vive e opera a Rimini, città di tradizioni filmiche. «Il cinema e il ruolo di regista – afferma Gambioli – sono il mio lavoro e la mia passione. Ma non sono nata con l’idea di svolgere questa professione».
La scelta è stata dettata dal caso, anche se non manca un fatto antico, diventato complice: «Già da bambina ho familiarizzato con la telecamera – racconta – che mio padre utilizzava per riprendere gli spettacoli dei ragazzi dei Ragionieri, dov’era tecnico di laboratorio. Non mi attraeva però stare dietro la macchina da presa – aggiunge – piuttosto volevo starci davanti».
Pj, infatti, è voluta salire sul palco, come presentatrice televisiva e poi animatrice nei villaggi turistici: «Avevo frequentato un corso – ricorda – e alla fine per alcuni anni ho guidato degli staff di animatori in Sardegna, Puglia e Sicilia».
L’attività gli vale come tirocinio nella carriera: «Spinta da un amico cameramen a cambiare “prospettiva” – ricorda – ho girato un primo film a Nuoro, “Bisos de janas”, volti di fate. Lì, c’è stata la mia trasformazione, attratta dal piacere che ti dà il creare la storia e metterla in scena. Per questo – e la considerazione gli è cara – credo di essere in qualche modo un prolungamento di mio padre». Il seguito è stato un lungo periodo di apprendistato, tra gli studi Cinecittà, a Roma, e Sassari, per studiare regia, recitazione e anche le tecniche dell’espressione corporea. «Le ho aggiunte – dice Pj – alle nozioni sull’inquadratura, il movimento della videocamera, la scansione delle scene, di cui avevo già le nozioni di base». Su tutti l’ingrediente della passione: «Costruire e girare un film dà grandi emozioni – conferma – anche perché il cinema è una produzione culturale che stimola lo spettatore e gli apre orizzonti di crescita». Un lungo cammino, quello di Pj, meditato e ripagato. Il suo “Mamme fuori mercato”, si è aggiudicato il Calcutta Festival. La Sardegna lo rivedrà, per il quarto tour, in estate: «Lockdown permettendo», conclude Pj.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La scelta è stata dettata dal caso, anche se non manca un fatto antico, diventato complice: «Già da bambina ho familiarizzato con la telecamera – racconta – che mio padre utilizzava per riprendere gli spettacoli dei ragazzi dei Ragionieri, dov’era tecnico di laboratorio. Non mi attraeva però stare dietro la macchina da presa – aggiunge – piuttosto volevo starci davanti».
Pj, infatti, è voluta salire sul palco, come presentatrice televisiva e poi animatrice nei villaggi turistici: «Avevo frequentato un corso – ricorda – e alla fine per alcuni anni ho guidato degli staff di animatori in Sardegna, Puglia e Sicilia».
L’attività gli vale come tirocinio nella carriera: «Spinta da un amico cameramen a cambiare “prospettiva” – ricorda – ho girato un primo film a Nuoro, “Bisos de janas”, volti di fate. Lì, c’è stata la mia trasformazione, attratta dal piacere che ti dà il creare la storia e metterla in scena. Per questo – e la considerazione gli è cara – credo di essere in qualche modo un prolungamento di mio padre». Il seguito è stato un lungo periodo di apprendistato, tra gli studi Cinecittà, a Roma, e Sassari, per studiare regia, recitazione e anche le tecniche dell’espressione corporea. «Le ho aggiunte – dice Pj – alle nozioni sull’inquadratura, il movimento della videocamera, la scansione delle scene, di cui avevo già le nozioni di base». Su tutti l’ingrediente della passione: «Costruire e girare un film dà grandi emozioni – conferma – anche perché il cinema è una produzione culturale che stimola lo spettatore e gli apre orizzonti di crescita». Un lungo cammino, quello di Pj, meditato e ripagato. Il suo “Mamme fuori mercato”, si è aggiudicato il Calcutta Festival. La Sardegna lo rivedrà, per il quarto tour, in estate: «Lockdown permettendo», conclude Pj.
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