Sbaglia diagnosi, medico a processo
Non si trattava di calcolosi renale: guardia medica accusata di lesioni gravissime
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NUORO. Nuova udienza davanti al giudice monocratico Angelicchio, del processo che vede imputato un medico di Sassari, Stefania Manca (difesa dall’avvocato Paola Milia), chiamata a rispondere di lesioni gravissime per non aver diagnosticato in tempo una torsione testicolare in un giovane (parte civile con l’avvocato Gianluigi Mastio), arrivato in ambulatorio con dolori lancinanti. Il medico che era di guardia in un paese della Baronia dopo averlo visitato aveva parlato di calcoli renali. Due giorni dopo, però, il ragazzo dopo l’esame obiettivo da parte del medico di famiglia, era stato mandato d’urgenza in ospedale. Era stato sottoposto a intervento ma la situazione era ormai compromessa. Ieri mattina è stata sentita in aula una collega dell’imputata, presente il 24 aprile del 2018, giorno in cui il ragazzo si presentò alla guardia medica. «Era un prefestivo – ha detto Gemma Lisa Sechi – e quando era arrivato il giovane teneva la mano sul fianco. Era molto sofferente. L’avevamo fatto sdraiare e la mia collega gli aveva fatto la manovra di Giordano, per indagare la presenza di un dolore renale. Il risultato era stato positivo. Stefania gli aveva somministrato un Orudis, un antinfiammatorio». Il pm Belfiori dopo aver contestato alla teste di non essere riuscita a ricordare nulla all’epoca dei fatti, e di aver avuto, invece, a distanza di anni, un ricordo più vivo, le ha chiesto se il giovane o i genitori avessero fatto riferimento a dolori localizzati nella zona inguinale. Sechi che in riferimento ai dolori del paziente ha risposto negativamente, per il fatto che 5 mesi dopo l’episodio, sentita dai carabinieri non ricordasse nulla, ha detto di non aver ricevuto da loro indicazioni specifiche sul caso. Anche l’imputata ha rilasciato dichiarazioni: «L’unica cosa che ci venne chiesta era se quel giorno fosse successo qualcosa di particolare – ha detto Manca –. Per me una colica renale non lo è. Ricordo di essermi raccomandata con i genitori del ragazzo perché lo accompagnassero in ospedale se non fossero passati i dolori. Lui non si era mai portato le mani al livello dell’inguine». Alla prossima udienza è previsto il confronto tra i consulenti delle parti. (k.s.)
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