«No all’ufficio nella casa di Satta»
di Francesco Pirisi
L’ex sindaco Zidda: «Sì al progetto originario del museo con lo studio del poeta»
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NUORO. «Non si può aprire un ufficio in una casa con valore culturale, solo perché serve uno spazio dove collocare due scrivanie». Mario Zidda, sindaco di Nuoro dal 2000 al 2010, vuole allontanare anche la sola idea che la dimora appartenuta al poeta Sebastiano Satta possa ospitare il punto d’informazione turistica. Con tanta più forza, nella convinzione che sia proprio la casa tra via Angioi e piazza “Satta” a dover risolvere la necessità dell’amministrazione, del sindaco Andrea Soddu, di dare alla città un presidio d’informazione turistica, in quello che è il cuore urbano e antico. Per Zidda è come mischiare il sacro col profano: «Si tratta di una casa che esprime la vocazione di Nuoro come città della cultura. Tutto ciò – aggiunge – all’interno di un sistema di presidi, fatto anche delle dimore storiche dei maggiori intellettuali, attraverso i quali riproporre le arti e la società, di un tempo in cui Nuoro ha espresso valori e figure oltre i confini della stessa isola». Quella che Zidda difende è la destinazione assegnata proprio dalla sua amministrazione, all’antica casa di “Bustianu”: «Il progetto – spiega – prevedeva all’interno una parte in cui ricostruire lo studio del poeta e avvocato, con gli arredi originali e le opere. A fianco, le sale per esporre i fondi librari donati dalle famiglie di intellettuali del territorio, e affidati al consorzio bibliotecario “Satta”». Un percorso iniziato con l’acquisto della casa, nel 2003: «Ci inserimmo nell’asta giudiziaria – spiega – dov’era finita per i guai finanziari di un privato, che negli anni ne era diventato proprietario. La Regione ci assegnò un finanziamento e potemmo chiudere la compravendita». Il tempo successivo è quello dei lavori di recupero, iniziati nel 2008 e chiusi un lustro più tardi. Alcuni dettagli ancora dall’ex sindaco: «C’era stato uno stravolgimento edilizio all’interno e, quindi, l’intervento fu mirato anche a ricostruire la situazione preesistente. La fortuna – aggiunge – fu anche di trovare molta disponibilità tra gli amministratori regionali, che capirono il valore dell’operazione e stanziarono i fondi per portarla a compimento. Certo non va dimenticato – rimarca – che contò molto, anche nel favore incontrato alla Regione, il fatto che il progetto fosse interessante e che il museo “Satta” sarebbe stato una tappa in un percorso culturale nella città». L’altro elemento che Zidda vuol rimarcare è la continuità dell’azione amministrativa: «Proprio con la giunta del sindaco Pau, negli anni ’80, di cui sono stato assessore, ci fu la donazione da parte del figlio di Satta, Vindice, del fondo librario del poeta, insieme a foto e dipinti, con l’obiettivo di creare il museo. Si è poi proseguito sullo stesso solco. Mentre oggi – denuncia Zidda – si tende a ignorare quanto pianificato dai predecessori. Uno dei mali che sta devastando la città».
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