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Morte in cava, perizie divergenti Ancora mistero sulla dinamica

NUORO. Perizie che non collimano. Conclusioni in contrasto che, non è escluso, portino a un’accesa battaglia in aula. Il mistero sulla morte del 24enne di Dorgali, Antonello Mereu, resta ancora fitto....


03 febbraio 2021


NUORO. Perizie che non collimano. Conclusioni in contrasto che, non è escluso, portino a un’accesa battaglia in aula. Il mistero sulla morte del 24enne di Dorgali, Antonello Mereu, resta ancora fitto. Ieri mattina davanti al giudice Alessandra Ponti si è tenuta una nuova udienza del processo sulla tragedia avvenuta in una cava di marmo di Orosei il 13 marzo 2014 e che vede imputati: Giovanni Mele titolare della società “Mele Giovanni e Figli srl” (difeso dagli avvocati Basilio Brodu e Gianfranco Mattana), Sergio Floris, responsabile del servizio di prevenzione nello stabilimento (difeso dal legale Fabio Serra) e Ignazio Masala, direttore dei lavori (difeso dagli avvocati Giovanni Colli e Pasqualino Moi). Tutti devono rispondere di omicidio colposo e cooperazione colposa, per aver omesso l’individuazione dei pericoli, la valutazione dei rischi a questi associati ma anche la definizione di adeguate misure di prevenzione e protezione nella cava. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Pietro Salis. Ieri si è data ancora una volta la parola all’ingegnere Giorgio Mazzanti e all’anatomopatologo Vindice Mingioni, chiamati a chiarire alcuni aspetti della loro deposizione.

Mereu era morto per una ferita alla testa provocata da una verga con cui stava lavorando. Secondo Mazzanti l’operaio avrebbe tenuto la verga in mano, e dopo averla poggiata sul filo diamantato in movimento, sarebbe stato colpito e scaraventato a terra dall’uncino che, una volta uscito autonomamente dal foro cranico, sarebbe finito contro il masso incastrandosi in basso. Ricostruzione improbabile per Mingioni: «Qualcuno quella verga deve averla estratta. Con i segni trovati sul corpo di Mereu, quel corpo contundente è compatibile? Io non l’ho esaminato ma l’ho visto solo nelle foto». Infine, il medico legale Roberto Demontis, ha detto che la ferita è stata provocata da un oggetto appuntito. Prossima udienza il 29 giugno. (k.s.)

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