Al sicuro i fondi storici della biblioteca

Due anni fa il Consorzio “Satta” ha spostato l’archivio da un luogo malsano alla casa natale dell’avvocato-poeta

NUORO. Nell’aprile 2019 è passato in sordina neanche fosse un banale trasloco, ma è a poco meno di due anni di distanza che viene realmente alla luce un vero e proprio salvataggio della memoria storico-letteraria di Nuoro e della Sardegna. Dodicimila libri appartenenti ai fondi storici e 3mila dischi in vinile della biblioteca “Sebastiano Satta”, per tanti anni immersi nell’umidità e nelle infiltrazioni d’acqua della “piramide” di Seuna, sono stati salvati e messi al sicuro in appositi armadi adatti alla conservazione, nel piano seminterrato della casa natale del poeta. Proprio nei giorni in cui si dibatte su quale destinazione debba avere la dimora dell’avvocato giornalista, viene alla luce la straordinaria attività di salvaguardia del patrimonio resasi necessaria a causa della condizione di degrado in cui versavano i più importanti fondi storici della Satta. Si tratta di un vero e proprio tesoro che comprende libri editi fin dal 1600 per arrivare alle prime decadi del secolo scorso: i 425 documenti del “fondo antico”, il nucleo costitutivo della biblioteca composto dal fondo Pietro Lutzu, dal fondo Jacod e da quelli del ministero dell’Istruzione e del Comune di Nuoro. Non solo: una parte consistente del fondo di uno dei padri del sardismo, Luigi Oggiano, le 629 opere appartenute dell’avvocato Pietro Mastino e i 2775 documenti appartenuti a Salvatore Mannironi. Ancora, il fondo della Gioventù italiana del littorio con i suoi 512 documenti, quello dell’American library, il fondo contenente 1497 documenti appartenuti a Paolo Pagni, ispettore del ministero della Pubblica istruzione per l’Italia centrale tra il 1920 e il 1940 e i 1275 volumi della biblioteca di Tullio Coro che svolse l’attività di provveditore a Nuoro negli anni ’70 del secolo scorso. Non ultimi le decadi 1960 e ’70 de La Nuova Sardegna e de Il Tempo. L’operazione, tenuta quasi nascosta fino ad oggi, è stata un passaggio tanto meritorio quanto obbligato per la biblioteca “Sebastiano Satta”: «La piramide era un locale assolutamente inadatto – spiega il commissario del Consorzio Paolo Piquereddu –, anzi, fortunatamente altri dei nostri fondi storici sono già fruibili sui canali digitali. Per i libri non ancora in circolazione, resta aperta la consultazione a studenti e ricercatori dietro richiesta ufficiale». Potrebbe essere proprio la casa natale di Sebastiano Satta ad ospitare definitivamente i fondi? «Intanto siamo convinti che destinarla alla biblioteca sia un passaggio sensato e che consentirebbe di fornire una serie di servizi che oggi non siamo in grado di fornire. Non necessariamente – afferma ancora Paolo Piquereddu – bisogna utilizzarla per i fondi storici ma vedrei gli ambienti vantaggiosi ad essere utilizzati come laboratori di creatività. Non posso non tenere presente che ci siano tante barriere architettoniche che rendono difficile la realizzazione di un museo, deve rimanere un luogo simbolico che può ospitare memorie sattiane e nello stesso tempo essere un luogo per attività legate al programma di sviluppo del Consorzio in connessione con tutte le altre strutture».

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