Presunto racket delle granite: in aula due verità
Siniscola, titolare e dipendente della “Sea and Sun” fornisco versioni diverse della stessa storia
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SINISCOLA. Due testi e due deposizioni contrarie. Da una parte il titolare, dall’altra un dipendente della ditta che si occupava della distribuzione di gelati nelle spiagge del litorale di Siniscola, e che nel 2016 aveva subito diversi attentati. Ieri mattina sono state raccontate due verità davanti al collegio presieduto da Giorgio Cannas, nel corso del processo sul presunto “racket delle granite” che vede imputati, Graziano Carta, Giovanni Maria Carta e Luca Derosas, difesi dagli avvocati Pasquale Ramazzotti, Gianluca Sannio e Tito Flagella, accusati di estorsione e danneggiamento seguito da incendio. Primo a deporre Marco Floris, dipendente della “Sea and Sun”, la società che aveva ottenuto dal Comune di Siniscola regolare licenza per la vendita itinerante di granite e gelati lungo tutto il litorale. «Avevo iniziato la stagione nel giugno 2016 e con i miei colleghi ci spostavamo nelle spiagge di Santa Lucia, La Caletta, Capo Comino e Berchida – ha detto rispondendo alle domande del pm Andrea Ghironi –. In quei mesi abbiano avuto diversi problemi: dai bulloni delle ruote svitati, ai carretti distrutti a Berchida, fino all’incendio della Chrysler davanti al nostro alloggio». Lei conosceva il titolare del chiosco di Berchida? ha chiesto il pm. «Conoscevo Giovanni Maria Carta perché lo vedevo tutte le mattine. Mi aveva contattato perché voleva parlare con il mio titolare, Daniele Deplano. Si erano incontrati il giorno dopo. Poi la sera Daniele mi disse che per lavorare in quelle spiagge senza problemi, aveva dovuto dare una somma di denaro. Non ho mai saputo quanto. Di questo fatto eravamo a conoscenza tutti i dipendenti». Di tenore opposto la deposizione del titolare della “Sea and Sun” che, in contrapposizione a quanto riferito dal dipendente, ha parlato dell’incontro con Carta in termini diversi. «Ci eravamo visti perché i nostri carretti, che lasciavamo la sera in un terreno incolto per poi ricaricarli il giorno dopo, davano fastidio. Gli chiesi se poteva custodirli lui anche dietro un compenso, ma rispose che viste le dimensioni, non era necessario dargli nulla». Per il titolare della “Sea and Sun”, quanto dichiarato dal suo dipendente, è frutto di supposizioni.
La difesa, inoltre, ha chiesto a Deplano se in quella stagione avesse dato lavoro anche a Roberto Meloni. «Sì, per poco – ha risposto il teste –. Non ci eravamo lasciati bene, tant’è che dopo gli attentati avevo sospettato di lui». (k.s.)
La difesa, inoltre, ha chiesto a Deplano se in quella stagione avesse dato lavoro anche a Roberto Meloni. «Sì, per poco – ha risposto il teste –. Non ci eravamo lasciati bene, tant’è che dopo gli attentati avevo sospettato di lui». (k.s.)
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