omicidio colposo
Bimbo annegato, in aula i primi testi
Orosei, sentito un carabiniere: «Cercarono di rianimarlo per un’ora»
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NUORO. Dopo aver concordato la produzione della perizia medico legale dell’anatomopatologo Vindice Mingioni che aveva effettuato l’autopsia sul corpo di Richard Mulas, il bimbo di 7 anni di Irgoli annegato nella piscina di un residence di Orosei, è entrato nel vivo il processo a carico di Alessandra Gusai e Sergio Appeddu (difesi dagli avvocati Basilio Brodu e Adriana Brundu), proprietaria e amministratore dell’albergo dove due anni fa si verificò la tragedia, accusati di omicidio colposo. Dello stesso reato è accusato anche uno dei gestori della struttura, Mathias Winkler che ha scelto il rito abbreviato. Ieri è stato sentito il primo teste, il luogotenente dei carabinieri Francesco Marras, intervenuto subito dopo l’accaduto. «Ci avevano chiamato dalla centrale operativa di Siniscola e ci avevano detto di recarci all’hotel di Orosei. Quando arrivai i sanitari stavano ancora tentando di rianimare il bambino. C’era una donna disperata che piangeva, avevo capito che era la madre del piccolo. Vista la situazione avevo evitato di avvicinarmi per identificarla. Ricordo che eravamo stati accolti da Appeddu che ci aveva spiegato la dinamica e aveva detto della griglia che mancava. La piscina era piena – ha aggiunto Marras – e l’acqua era ferma. Non c’era un bagnino e neppure cartelli. Ricordo che c’era un locale motori che avevamo ispezionato successivamente». Rispondendo poi alle domande dell’avvocato di parte civile, Francesco Lai che tutela gli interessi dei genitori del bambino (mentre le sorelle si sono costituite con l’avvocato Piera Pittalis), il teste ha ricordato come per quasi un’ora gli operatori del 118 avevano tentato di rianimarlo. «Vicino alla piscina c’erano delle pinne – ha continuato Marras – ma non so se le indossasse il piccolo». Quindi la parola alla difesa che ha chiesto al teste se avesse svolto attività particolari, e che tipo di verifiche si fossero fatti per individuare di chi fosse o a chi attribuire la proprietà della piscina. «Ricordo di aver notificato degli atti a un signore tedesco o svizzero – ha concluso – e alla madre del piccolo. Di molti aspetti si era occupato il comandante della stazione». (k.s.)
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